Perché un dente devitalizzato va protetto
Dopo la devitalizzazione il dente è più fragile. Cosa vuol dire proteggerlo e cosa succede se non lo si fa.
Protesi su denti naturali
Una capsula che perde si annuncia quasi sempre prima di far male. Un sapore che torna dallo stesso lato, il filo che si strappa in quel punto, una gengiva che sanguina solo lì. Ogni sintomo indica una cosa diversa. Qui le spiego che cosa dice ciascuno, come restringere il campo a casa e che cosa guardo poi in visita.
Il sapore è il primo in ordine di tempo. Un gusto che molti descrivono come metallico o leggermente dolciastro, più netto al risveglio, che si attenua dopo colazione e torna nel pomeriggio. Si comporta così perché dipende dal ristagno: quando fra il manufatto e il dente si apre un passaggio, in quel passaggio resta materiale che lo spazzolino non raggiunge. L'odore che qualcuno le fa notare ha la stessa origine.
Poi ci sono i segnali di mano. Il filo interdentale che si sfilaccia o si taglia sempre su quel lato indica un gradino sul bordo del manufatto. La gengiva che sanguina intorno a un solo dente, mentre tutte le altre sono tranquille, indica che il margine lavora male proprio lì. Un fastidio sordo quando mastica qualcosa di consistente dice che la base sotto la capsula non è più compatta.
Il dolore vero cambia categoria. Una fitta breve con il dolce o con il freddo si sente solo se il dente sotto è ancora vivo e la carie si è avvicinata al nervo. Un dolore che pulsa, tiene sveglia la notte o accompagna un gonfiore non è più un sintomo da annotare: è un motivo per farsi vedere presto.
Se sente il sapore ma non sa da dove viene, può provare tre cose. Passi il filo in ciascuno degli spazi vicini, uno per volta, e lo annusi: dove c'è un'infiltrazione il filo esce con un odore netto e diverso dagli altri punti. Poi tenga un sorso di acqua fredda appoggiato su quel dente per qualche secondo. Infine arrotoli una garza o un pezzo di carta pulita e la morda solo su quel dente.
Quello che nota in questi tre passaggi mi serve davvero. Un filo che puzza in un punto preciso, una fitta al freddo, un dolore solo quando mordo e non quando lascio: sono informazioni che restringono il campo prima di toccarla. Le tenga a mente, o le scriva. Non sono una diagnosi, ma riducono il tempo che passo a cercare.
Non tutto quello che somiglia a un'infiltrazione lo è. Una gengiva infiammata dal tartaro accumulato al bordo sanguina e dà cattivo sapore con il manufatto perfettamente sigillato: lì si cura la gengiva e il sintomo passa. La sensibilità al freddo può arrivare dal colletto del dente accanto, non da sotto la capsula, e quando riguarda più denti insieme il discorso è un altro: lo affronto in «Quando più denti diventano sensibili e non c'è una carie».
Succede anche il contrario. Un dente già devitalizzato può dare fastidio alla masticazione per un problema interno alla radice, con il margine ancora a posto. E una carie fra due denti, nascosta sul fianco di quello vicino, produce lo stesso sapore e lo stesso filo che si strappa. Per questo dal sintomo da solo non decido niente: serve vederlo.
Faccio scorrere la sonda su tutto il perimetro del manufatto, lentamente. Cerco il punto in cui si impunta, un gradino, un'area che cede. Provo il filo negli spazi vicini, verifico se la capsula ha un minimo gioco quando la spingo, controllo la gengiva attorno e batto leggermente sul dente per vedere se risponde diversamente dagli altri.
Poi guardo una radiografia. Un'infiltrazione si legge come un'area più scura che segue il profilo interno del manufatto, e la stessa immagine mi dice com'è l'osso attorno alle radici e, se il dente è devitalizzato, come è stato chiuso il canale. Su un dente ancora vivo aggiungo una prova di sensibilità. Una cosa però la anticipo sempre: quanto la carie si sia estesa davvero si misura con la capsula rimossa, e il piano può cambiare in quel momento.
Se il sintomo era solo il sapore e il cedimento riguarda un tratto limitato del bordo, spesso sotto trovo ancora abbastanza dente sano. Si rimuove la vecchia capsula, si ripulisce fino al tessuto solido, si ricostruisce la base e si riprotegge. Nel frattempo il dente resta chiuso con un provvisorio sigillato bene, che serve anche a verificare che i segnali siano finiti.
Se c'era dolore, o se la carie è scesa oltre il margine della gengiva, il percorso si allunga e il risultato dipende da quanto perimetro sano resta attorno. Quando il canale è coinvolto, si rimette in ordine prima quello. La carie che cresce al coperto sotto un lavoro apparentemente intatto ha una sua logica, e la racconto in «Quando la carie cresce sotto un'otturazione che sembra a posto».
C'è una situazione in cui la capsula non va rifatta: quando i sintomi ci sono ma il sigillo tiene. Rifare un manufatto solido per il sospetto che qualcosa sotto non vada significa consumare dente sano senza motivo. In quei casi si cura la causa vera, si rivede il paziente a distanza e si controlla se il sintomo è sparito.
All'estremo opposto, rifarla non conviene quando dopo la rimozione non resta un bordo sano da abbracciare, quando la radice è incrinata nel senso della lunghezza o quando l'osso di sostegno è molto ridotto. Glielo dico con chiarezza, perché insistere non cambia l'esito, e se la strada diventa un'altra la indirizzo a una valutazione con il collega giusto. Quale delle due situazioni sia, si stabilisce in visita.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Sì, l'andamento intermittente è normale. Il sapore dipende dal ristagno fra manufatto e dente, quindi si fa sentire quando quello spazio resta fermo a lungo, tipicamente la notte, e si attenua dopo che mangia o che si lava i denti.
Non necessariamente. Se il dente sotto è devitalizzato, quei segnali non li può dare per definizione. In quel caso i sintomi utili sono altri: sapore, odore, filo che si sfilaccia, gengiva che sanguina su quel solo dente, fastidio alla masticazione.
Lo copre per qualche ora. Il collutorio non arriva nello spazio fra capsula e dente, che è la zona da cui l'odore proviene. Se l'odore torna sempre nello stesso punto, conviene far controllare quel margine invece di mascherarlo.
No, continui a passarlo, con calma e sfilandolo dallo stesso lato da cui è entrato se tende a impigliarsi. Smettere lascia la placca proprio dove il margine è già vulnerabile. Eviti invece di forzare se sente che si blocca.
Non c'è un calendario. Alcune infiltrazioni restano silenziose per mesi, altre raggiungono il nervo in poche settimane. Il momento in cui la situazione cambia marcia si riconosce: dolore che pulsa, gonfiore della guancia, dente che non tollera il morso.
Può essere, ma non sempre. Quella linea a volte è l'ombra di un bordo metallico che la gengiva ritirandosi ha scoperto, senza carie sotto. Si distingue passando la sonda sul margine e con una radiografia.
Da leggere anche
Dopo la devitalizzazione il dente è più fragile. Cosa vuol dire proteggerlo e cosa succede se non lo si fa.
Una corona che si muove: che tipo di movimento è, cosa fare subito e come si decide fra ricementare e rifare. Studio a Montecatini Terme.
Quando serve una corona in zirconia su un dente naturale trattato, come si prepara e quando invece basta meno. Nel mio studio a Montecatini Terme.