Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Sì, una carie può formarsi sotto un'otturazione messa anni fa, anche quando dall'esterno il dente sembra a posto. Il materiale resta al suo posto, ma il bordo fra otturazione e dente si apre e i batteri passano di lì. Spesso non fa male per mesi. Si vede in visita e con una radiografia, e nella maggior parte dei casi il dente si ripara.
Un'otturazione non è saldata al dente. È adattata e incollata lungo un bordo sottilissimo. Negli anni quel bordo lavora: la masticazione, il caldo e il freddo, i micromovimenti del dente. Il materiale può restare duro e integro mentre la linea di confine si apre di qualche frazione di millimetro. I batteri entrano da lì, non attraverso l'otturazione.
Conta anche quanto era grande il restauro di partenza. Un'otturazione piccola, in una zona pulita bene, può durare moltissimo senza problemi. Una grande, che arriva fin sotto il punto di contatto con il dente vicino, ha più bordo esposto e un punto in più dove il filo non passa volentieri. È lì che vedo ricomparire la carie più spesso.
Un'altra situazione tipica è il dente che si è leggermente fessurato attorno al vecchio restauro. La linea di frattura è minima, non si vede a occhio, ma diventa una porta d'ingresso. In questi casi non basta rifare l'otturazione uguale: bisogna capire se il dente va anche tenuto insieme.
Il più delle volte non se ne accorge. Il tessuto sotto l'otturazione non ha lo smalto a difenderlo, quindi la carie avanza nel silenzio e senza cambiare l'aspetto del dente. Per questo la trovo quasi sempre a un controllo, in un dente che il paziente considerava sistemato e di cui non si lamentava.
I segnali che qualche volta arrivano prima sono piccoli. Il filo interdentale che si sfilaccia sempre nello stesso punto. Un fastidio al dolce che dura un attimo. Una linea scura lungo il bordo dell'otturazione. Un'ombra grigiastra che si intravede sotto lo smalto, attorno al vecchio restauro. Nessuno di questi segnali, da solo, è una diagnosi.
Il dolore, quando arriva, di solito significa che la carie è già arrivata vicino al nervo. Non è una buona notizia, ma non è neanche una condanna: dipende da quanto tessuto sano resta attorno.
Prima guardo i bordi con la luce e con lo specchio, dente per dente. Passo la sonda sul confine fra materiale e smalto per sentire se è continuo o se c'è un gradino. Controllo se il restauro si muove sotto pressione e se la gengiva lì intorno è irritata, perché un bordo aperto spesso tiene la placca.
Poi faccio una radiografia, perché la zona sotto il restauro e il punto in cui due denti si toccano non si vedono a occhio. In lastra la carie secondaria appare come un'ombra sotto o accanto al materiale. Se ci sono radiografie precedenti le confronto: capire se l'ombra è ferma o è cresciuta cambia la decisione.
Una cosa la dico sempre: la radiografia mostra un minimo, mai il massimo. L'estensione vera si conosce quando il vecchio restauro è stato rimosso. Per questo in visita le dico cosa mi aspetto e quali sono le due o tre strade possibili, non una sola.
Si rimuove la vecchia otturazione e si pulisce il tessuto malato. Finché non ho tolto il materiale non so quanto il dente ha perso. A quel punto misuro cosa resta: quante pareti sono ancora sane, quanto sono spesse, se reggono la masticazione. È questa misura, non l'età dell'otturazione, a decidere cosa ci va sopra.
Se le pareti sono buone e la cavità è contenuta, rifaccio un'otturazione. Se il dente ha perso una parete o è rimasto sottile nei punti in cui si mastica, un'otturazione nuova lo riempie ma non lo tiene insieme, e prima o poi si scheggia: lì preferisco un intarsio, che abbraccia il dente invece di spingerlo verso fuori. Il ragionamento completo è in «Otturazione, intarsio o corona: come si sceglie».
Se sotto la carie il nervo è ancora sano, provo a lasciarlo vivo e a proteggerlo. Non sempre si riesce, e questo si capisce nelle settimane successive dal comportamento del dente. La devitalizzazione non è il punto di partenza: è quello che si fa se il nervo non tiene.
Ogni volta che rifaccio un restauro tolgo un po' di dente. Poco, ma non zero. Per questo un'otturazione vecchia non si cambia perché è vecchia, né perché è scura, né perché è di un materiale di altri tempi. Se i bordi sono chiusi, il dente non dà segnali e la radiografia è pulita, la cosa più sensata è lasciarla dov'è e rivederla al controllo.
Lo stesso vale per le ombre piccole e dubbie. Se la lesione è iniziale e il quadro è stabile, qualche volta scelgo di fotografarla con una radiografia e riguardarla dopo qualche mese, invece di aprire subito. Intervenire è facile; rimettere dente non si può.
C'è poi la situazione opposta, quella in cui sotto la vecchia otturazione non resta abbastanza struttura sana sopra l'osso. Lì ricostruire sarebbe un lavoro che non dura, e glielo dico chiaramente invece di provarci. Se è il caso di pensare a una soluzione diversa, la indirizzo a una valutazione con il collega giusto. In ogni caso la decisione si prende in visita, davanti al dente e alla lastra.
Se ha notato una riga scura o il filo che si rompe sempre nello stesso punto, non cambi nulla di drastico in attesa della visita. Continui a passare il filo anche lì, con delicatezza, perché saltarlo peggiora la situazione. Eviti di masticare cose dure proprio su quel dente, soprattutto se il restauro è grande.
Se compare un dolore che resta anche a riposo o che la sveglia, la cosa cambia e vale la pena anticipare la visita. Per orientarsi su quel tipo di dolore ho scritto «Quel dolore che non passa con l'antidolorifico».
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. Non esiste una scadenza. Ci sono otturazioni di vent'anni ancora perfettamente sigillate e altre che cedono dopo pochi anni. Si guarda il singolo restauro: bordi, tenuta, radiografia. Si cambia quando c'è un motivo, non per calendario.
Dipende da cosa si vede. Una carie sotto un restauro cresce in un tessuto meno duro dello smalto, quindi avanza più in fretta di quanto ci si aspetti e spesso senza sintomi. Se in lastra c'è un'ombra chiara, aspettare di sentire dolore significa in genere arrivarci con meno dente.
Non sempre. Le lesioni iniziali, o quelle nascoste da un materiale molto radiopaco, possono sfuggire. Per questo uso insieme l'esame diretto dei bordi e la lastra, e quando il quadro è dubbio lo riguardo a distanza invece di decidere in un giorno.
No. Nella maggior parte dei casi si pulisce, si protegge il fondo e il nervo resta vivo. Si devitalizza quando la carie lo ha raggiunto o quando il dente, nei giorni dopo, mostra di non reggere. Ne parlo in «Carie profonda: prima si prova a tenere vivo il nervo».
Solo se c'è una ragione clinica: bordo aperto, carie sotto, frattura, restauro che si muove. Un'amalgama ben sigillata e asintomatica non è un problema da risolvere. La si tiene sotto controllo come qualunque altro restauro.
Una sensibilità al freddo o alla masticazione nei primi giorni o nelle prime settimane è frequente, soprattutto se la carie era profonda, e in genere diminuisce da sola. Se invece aumenta, dura molto dopo lo stimolo o compare spontanea, vuole essere rivista.
Il bordo di un restauro è un punto fragile: va pulito ogni giorno, filo compreso, anche dove il dente sembra già sistemato. E vale la pena rivedere con una certa regolarità i denti con restauri grandi, perché sono quelli dove la carie torna in silenzio.
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