Perché un dente devitalizzato va protetto
Dopo la devitalizzazione il dente è più fragile. Cosa vuol dire proteggerlo e cosa succede se non lo si fa.
Protesi su denti naturali
«Mi si è rotto l'intarsio» può voler dire tre cose molto diverse. Si è scheggiato il manufatto e il dente sotto è intero. Si è staccato tutto intero e lei lo ha in mano. Oppure si è spezzata una parete del dente che lo teneva. Quello che si è rotto decide tutto il resto, e si capisce in visita.
Un intarsio è un pezzo costruito fuori e incollato dentro il dente. Quindi ci sono tre elementi: il materiale dell'intarsio, la colla che lo tiene, e il dente che lo accoglie. Una rottura riguarda sempre uno di questi tre, a volte due insieme. Capire quale è la differenza tra un appuntamento breve e un lavoro da rifare.
Se si scheggia solo un bordo del manufatto e il dente sotto non si vede, spesso il problema è il materiale o il modo in cui il dente chiude. Se l'intarsio si è staccato intero e dentro il dente vedo una cavità pulita e asciutta, il problema è stato l'adesione. Se invece si vede una cuspide spezzata, la rottura è del dente.
C'è anche il caso in cui l'intarsio è ancora in sede ma lei sente un bordo tagliente o il filo interdentale si sfilaccia sempre nello stesso punto. Lì di solito c'è una microfrattura o un distacco parziale, e il dente va comunque guardato.
Prima tocco e asciugo. Metto una sonda sul bordo dell'intarsio e cerco gli scalini, i punti che si agganciano, le zone che perdono. Poi provo la mobilità del manufatto con uno strumento: un intarsio incollato bene non si muove di un capello, uno distaccato in parte dà un piccolo cedimento e a volte un rumore sordo.
Faccio una radiografia, perché il contorno interno dell'intarsio e la zona tra i denti non si vedono a occhio. Sulla lastra cerco infiltrazioni sotto il manufatto e lo stato del nervo. Poi controllo il morso con la carta colorata: molti intarsi si rompono perché lavorano da soli, prendendo tutto il carico quando lei stringe.
Chiedo anche due cose: se stringe o digrigna la notte, e se il dente ha già fatto male prima della rottura. Un dente che dava fastidio da settimane e poi perde l'intarsio racconta una storia diversa da uno che si è rotto mordendo un nocciolo.
Si può, ma a tre condizioni. L'intarsio deve essere integro, lei deve averlo conservato, e la cavità del dente deve essere sana, senza carie nuova e senza pareti incrinate. Quando queste cose ci sono, pulisco entrambe le superfici, le ricondiziono e ricemento. È una seduta sola e il dente non viene toccato ulteriormente.
Nella pratica succede meno spesso di quanto si pensi. Spesso l'intarsio si stacca perché sotto si era formata una carie, e allora la cavità non è più quella per cui era stato costruito. Oppure il pezzo recuperato ha una scheggiatura su un angolo di appoggio, e rimetterlo vorrebbe dire ripetere la rottura tra poco tempo.
Se la cavità è cambiata o il manufatto non è recuperabile, pulisco tutto, rimuovo l'eventuale carie e decido la ricostruzione sul dente che vedo in quel momento. A volte basta un nuovo intarsio, un po' più spesso o con un appoggio diverso. Su questo ho scritto come ragiono quando un dente va tenuto insieme e non solo riempito, in «Quando il dente va tenuto insieme, non solo riempito».
Se dopo la pulizia restano poche pareti, o una cuspide si è spezzata sotto il livello del contatto, un altro intarsio avrebbe gli stessi appoggi che hanno già ceduto. In quel caso propongo una copertura che abbracci il dente, perché il carico va scaricato sulle pareti dall'esterno e non spinto dentro la cavità.
Nel mezzo sta il morso. Se il dente prendeva tutto il carico, il manufatto nuovo va messo con il contatto corretto, altrimenti dura quanto il precedente. È una parte del lavoro che non si vede ma pesa più del materiale scelto.
Se ha il pezzo, lo metta in un contenitore pulito e lo porti in visita: a volte serve, a volte mi dice almeno come si è rotto. Non lo rincolli da sola con colle o adesivi da casa, perché quello che resta sulla superficie poi va rimosso e il dente si deve lavorare di più.
Mastichi dall'altro lato e lasci quel dente il più tranquillo possibile. La cavità scoperta può essere molto sensibile al freddo e al dolce: eviti i cibi che la fanno reagire e passi il filo con delicatezza, senza strappi, perché un bordo può essere tagliente. Se un bordo graffia la lingua o la guancia, lo dica appena entra.
Un dente senza intarsio è un dente indebolito. Più passa il tempo, più è facile che una parete ceda sotto il morso e che la ricostruzione diventi più impegnativa. Non è un'urgenza come un gonfiore, ma non è una cosa da rimandare di mesi.
Non insisto con una ricostruzione quando la frattura scende lungo la radice e si separano due parti del dente: lì non c'è appoggio su cui costruire. Non insisto nemmeno quando il margine sano si trova troppo sotto la gengiva, perché il nuovo bordo resterebbe in un punto impossibile da sigillare e da pulire a casa.
L'altro caso è il dente che perde appoggio osseo e si muove. Rifare un intarsio su una base instabile sposta solo il problema. In queste situazioni dico chiaramente come stanno le cose e, se serve una valutazione con il collega giusto, lo indico. Il ragionamento su cosa si tiene e cosa no è in «Questo dente si tiene o no».
In tutti gli altri casi parto dal presupposto che il dente si salva, perché un dente naturale con un intarsio ben fatto regge bene. Quale delle strade sia la sua, però, si decide in visita, con la radiografia e il dente davanti.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. Le colle da casa non sono fatte per i tessuti del dente, non sigillano e lasciano residui che poi devo rimuovere lavorando il dente. Se il pezzo è integro, lo conservi e lo porti in visita: la ricementazione si valuta lì.
Non è un problema grave. Nella maggior parte dei casi un intarsio staccato va comunque rifatto, perché la cavità è cambiata. Averlo aiuta solo quando è integro e il dente sotto è sano, situazione meno frequente di quanto si immagini.
Non è un'urgenza come un ascesso, ma il dente senza intarsio è indebolito e una parete può spezzarsi mordendo. Meglio farlo vedere nei giorni successivi, non nei mesi. Più si aspetta, più la ricostruzione diventa impegnativa.
Dipende da cosa trovo. Se il dente è vivo e devo pulire una carie profonda o lavorare vicino alla gengiva, in genere sì. Se il dente è devitalizzato e si tratta solo di ripulire e rilevare la forma, spesso non serve. Lo decidiamo insieme prima di iniziare.
Dipende dal motivo per cui si è rotto. Se la causa era il morso che caricava solo quel dente, o il digrignamento notturno, e si corregge, il nuovo manufatto lavora in condizioni diverse. Se la causa resta, il rischio resta.
Non sempre. La corona richiede di ridurre il dente intorno, e su un dente ancora con pareti buone è un sacrificio che si può evitare. La scelgo quando le pareti residue non reggono più il carico dall'interno.
Sì, perché il dolore può venire dalla dentina scoperta o dal nervo infiammato sotto una carie infiltrata. Prima di ricostruire devo capire in che stato è il nervo, con il controllo clinico e la radiografia. La risposta cambia il tipo di lavoro.
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