Perché un dente devitalizzato va protetto
Dopo la devitalizzazione il dente è più fragile. Cosa vuol dire proteggerlo e cosa succede se non lo si fa.
Protesi su denti naturali
La corona anatomica è tutta la parte del dente coperta di smalto, dalla punta fino al colletto. La corona clinica è solo il pezzo che si vede fuori dalla gengiva. Nello stesso dente le due misure coincidono raramente. Se la gengiva si ritira, la corona clinica si allunga. Se il dente si rompe basso, si accorcia. Per curare, a me serve la seconda.
Il dente ha un confine naturale, poco sopra la radice. È il punto dove lo smalto finisce e comincia il cemento radicolare. Tutto quello che sta sopra quel confine è corona anatomica. È una misura fissa: nasce con il dente e non cambia, a meno che il dente si consumi o si scheggi.
La corona clinica invece è una misura variabile. È la quota di dente che emerge dalla gengiva in quel preciso momento. Dipende da dove sta il bordo gengivale, non da dove finisce lo smalto. La stessa persona può avere, sullo stesso lato della bocca, un dente con corona clinica corta e un altro con corona clinica lunga.
Quando la gengiva si ritira, la corona clinica diventa più lunga della corona anatomica: si vede anche un tratto di radice. Quando la gengiva copre il colletto, o quando il dente si è rotto basso, la corona clinica è più corta. Sono due situazioni diverse e portano a scelte diverse.
Guardo prima a bocca aperta, con lo specchio. Cerco il colletto, cioè il punto dove il dente cambia colore e passa dallo smalto alla radice. Poi passo la sonda lungo il bordo della gengiva e sento dove si ferma. Serve a capire se sotto quel bordo c'è ancora dente sano oppure se il margine di una vecchia ricostruzione sparisce sottogengiva.
La radiografia completa il quadro, perché mostra la parte che l'occhio non vede: quanta radice c'è, com'è fatta, se l'osso le sta intorno fino in alto o si è ritirato. Confronto la quota di dente fuori con la quota di radice dentro. Quel rapporto conta più della sola altezza visibile.
In genere a questo punto il paziente capisce da solo perché gli ho chiesto di tornare con una lastra. Due denti che si somigliano allo specchio possono avere dentro situazioni opposte. La misura che decide non è quella che si vede nello specchio di casa.
Una ricostruzione, un intarsio o una corona non stanno in piedi sul materiale. Stanno in piedi sul dente che resta. Mi serve una fascia di dente sano, continua intorno a tutta la circonferenza, che sporga sopra la gengiva. Su quella fascia il manufatto fa presa e scarica la masticazione sulla radice invece di aprire il dente.
Se la corona clinica residua è alta, anche un dente molto ricostruito tiene bene nel tempo. Se è bassa, e magari in un punto manca del tutto perché la frattura è scesa sottogengiva, il lavoro parte in svantaggio. Non è questione di quanto tempo passo al riunito. È questione di quanto dente c'è.
Per questo nei preparativi di una corona misuro sempre il residuo prima di promettere qualcosa. Ne parlo anche in «Perché un dente devitalizzato va protetto», dove spiego perché un dente trattato in canale va coperto: la protezione funziona se sotto c'è struttura su cui appoggiarsi.
Il caso tipico è il dente già devitalizzato che si rompe a filo di gengiva. La corona anatomica c'è ancora, almeno in parte, ma non si vede quasi niente. Qui valuto se il residuo si può ricostruire in modo stabile, con un perno dentro il canale e una ricostruzione che restituisca la forma, prima di pensare al manufatto definitivo.
A volte il margine sano sta appena sotto la gengiva e si può rendere raggiungibile. Altre volte il problema è di competenza diversa: gengiva e osso vanno guardati da chi se ne occupa. In quel caso dico onestamente che serve una valutazione con il collega giusto, prima di partire con la protesi.
Quello che non faccio è allungare il manufatto per compensare il dente che manca. Una corona lunga su un moncone corto è una leva. Prima o poi la leva vince: si scolla, o fa cedere la radice.
Qui il dente sembra cresciuto, ma in realtà la gengiva è scesa. La parte scoperta non è smalto: è radice, più tenera, più ruvida, più esposta al freddo e allo spazzolino. Spesso è anche la zona dove nasce una carie bassa, difficile da vedere e da chiudere bene. Di quella situazione parlo in «La carie è scesa sulla radice: il dente si tiene ancora?».
C'è un secondo effetto, meno evidente. Più corona clinica fuori significa meno radice dentro l'osso che la sostiene. Il dente lavora come un palo piantato poco profondo: a parità di morso riceve più sollecitazione. Se sento mobilità, su quel dente modero il carico e non lo trasformo in appoggio di lavori più grandi.
Non insisto con la protesi quando la frattura scende in profondità sottogengiva e gira intorno alla radice. In quel caso non esiste una fascia sana su cui chiudere, e qualunque cosa ci appoggi sopra resta provvisoria pur sembrando definitiva.
Non insisto nemmeno quando la radice è corta, l'osso intorno si è ridotto molto e il dente si muove sotto le dita. Lo dico in visita, senza girarci intorno, e indico a chi rivolgersi per il passo successivo. Trovo più corretto questo che far spendere tempo e lavoro su un appoggio che non regge.
La decisione, in ogni caso, si prende in visita. Serve vedere il dente, sondare il margine e leggere la radiografia. Da una descrizione al telefono questa misura non si ricava.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. La corona anatomica è la parte coperta di smalto e non cambia. La corona clinica è la parte visibile fuori dalla gengiva e cambia con la posizione del bordo gengivale. Possono coincidere, ma spesso una delle due è più lunga.
Dipende dal contesto, e capisco la confusione. La corona protesica è il manufatto che si cementa sopra il dente. La corona clinica e quella anatomica sono parti del dente naturale. Se in visita non è chiaro, mi fermo e lo mostro allo specchio.
Serve una fascia di dente sano continua, alta qualche millimetro, intorno a tutta la circonferenza e sopra la gengiva. Non è un numero da applicare uguale a tutti: cambia con il dente, con il morso e con quanta radice c'è nell'osso.
In alcune situazioni il margine sano si può rendere raggiungibile, ma non è sempre una scelta mia. Quando il punto da guardare è la gengiva o l'osso, indico una valutazione con il collega giusto prima di programmare la protesi.
La radiografia mostra la radice, l'osso intorno e i margini delle vecchie ricostruzioni. Il bordo della gengiva no: quello si valuta a bocca aperta, con la sonda. Per questo guardo sempre le due cose insieme.
Non necessariamente. Molti denti con radice esposta restano fermi e funzionano per anni. Cambia il modo di curarli: più attenzione alla zona del colletto, carico moderato e controlli più ravvicinati di quanto farei su un dente coperto.
Può notare se un dente sembra più lungo degli altri o se si vede una riga più scura al bordo gengivale. Sono indizi utili da riferire. Il resto va misurato in visita, perché la parte che decide sta sotto la gengiva.
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