GPGiovanni PinochiOdontoiatra · Montecatini Terme

Protesi su denti naturali

Quando il dente va tenuto insieme, non solo riempito

Un intarsio in composito è un pezzo di resina costruito su misura fuori dalla bocca e poi incollato dentro la cavità del dente. Non serve soltanto a riempire: serve a legare fra loro le pareti rimaste, quando sono troppo deboli per lavorare da sole. Lo propongo soprattutto su molari e premolari già molto ricostruiti. Quale strada seguire lo decidiamo in visita.

Riempire e tenere insieme non sono la stessa cosa

Un materiale messo dentro una cavità grande può chiudere il buco e lasciare il dente fragile come prima. Un intarsio lavora in un altro modo: il pezzo è rigido, è incollato su tutte le superfici che ha intorno e trasforma due pareti separate in un blocco unico. Il morso non spinge più ciascuna parete per conto suo, trova una struttura continua.

Per questo il punto decisivo non è il materiale, è l'incollaggio. Un intarsio incollato su smalto pulito e asciutto diventa parte del dente. Lo stesso intarsio incollato in un margine umido resta un tappo appoggiato. È il motivo per cui lavoro con il dente isolato e per cui, se non riesco a tenere asciutto il bordo, cambio piano.

Il pezzo si costruisce fuori perché fuori si vede tutto: il punto in cui tocca il dente vicino, i rilievi della superficie masticante, il margine da ogni lato. Dentro una bocca, con lo specchietto e lo spazio che c'è, quegli stessi dettagli si costruiscono alla cieca.

Perché un dente arriva a questo punto

Il percorso tipico lo vedo spesso. Una carie piccola, un'otturazione. Anni dopo quella otturazione si infiltra sul bordo, si rifà più grande. Poi un'altra volta. Ogni volta il dente perde un po' di sostanza e le pareti si assottigliano, finché quello che resta non è più una scatola ma due lamine affiancate.

A quel punto compaiono i segnali: una puntata breve quando morde qualcosa di duro, una fitta quando lascia andare il morso, il fastidio a bere freddo che va e viene. Qualche volta si vede una linea sottile che attraversa la superficie. Sono i sintomi di un dente che si flette, non di un dente infiammato.

Se il pezzo si è già staccato il discorso cambia, e ne ho parlato qui: «Si è rotto un pezzo: cosa si salva». Se invece la cavità è ancora da aprire, la scelta fra riempire e ricoprire si imposta prima, e l'ho spiegata in «Otturazione, intarsio o corona: come si sceglie».

Perché in alcuni casi scelgo il composito

Il composito è meno rigido della ceramica. Questo lo rende più docile: assorbe una parte del carico invece di scaricarlo tutto sul dente che ha di fronte, e nelle bocche che stringono molto è una qualità che peso. Si lavora anche in bocca con la fresa, quindi un contatto da aggiustare lo aggiusto subito, senza mandare indietro il pezzo.

C'è un altro motivo, che riguarda il tempo. Il composito accetta di essere ritoccato, rilucidato e riparato. Se fra qualche anno un bordo si consuma o uno spigolo si scheggia, in molti casi intervengo su quel punto e il resto rimane dov'è. È un materiale che si può mantenere, non solo rifare.

La ceramica ha altre qualità e in certe situazioni la preferisco. Non esiste un materiale che vince sempre. Guardo quanto dente resta, come chiude la bocca, quale dente è e cosa c'è intorno, poi le dico cosa ha senso per il suo caso.

Come si lavora, seduta per seduta

La prima seduta è quella che decide. Lavoro in anestesia locale e con il dente isolato dal telino. Togliere il vecchio materiale e la carie fino al tessuto sano mi fa vedere la verità: quanto resta delle pareti, se il nervo è tranquillo, se il bordo si può tenere asciutto. Ricostruisco le pareti che mancano, rifinisco i margini, prendo l'impronta o la scansione. Esce con un provvisorio.

La seconda seduta comincia con una prova a secco: controllo che il pezzo scenda senza forzature, che il filo passi fra i denti con una resistenza giusta, che il margine sia chiuso tutto intorno. Poi incollo, sempre con il dente isolato. Alla fine la faccio mordere e masticare qualche volta e aggiusto i contatti finché la chiusura torna quella di prima.

Qualche volta il piano cambia a bocca aperta. Se sotto il vecchio materiale trovo meno dente di quanto sembrava, glielo dico mentre succede e decidiamo insieme come procedere.

Nei mesi e negli anni dopo

Nei primi giorni il dente può essere reattivo al freddo o alla masticazione. Succede dopo una cavità profonda e dopo che il dente ha cambiato forma. Di solito si attenua da sé in una o due settimane. La gengiva intorno può restare indolenzita qualche giorno. Il filo all'inizio passa diverso da prima, e va usato comunque, ogni giorno.

Nel tempo un intarsio in composito si opacizza un poco e può prendere un'ombra sul margine, soprattutto se fuma o beve molto caffè. Al controllo lo rilucido e quella patina va via. È il momento in cui guardo anche il bordo con la sonda, perché un'infiltrazione che inizia si vede prima di farsi sentire.

Mi richiami prima se il fastidio aumenta invece di calare, se arriva un dolore pulsante, o se il dente diventa dolente al morso dopo giorni in cui andava bene. Sono cose che preferisco vedere, non aspettare.

Quando non lo faccio

Quando del dente resta troppo poco. Pareti ridotte a lamine, più cuspidi già andate, nessun appoggio su cui distribuire il carico: lì un pezzo incollato dentro lavora contro di sé e preferisco una soluzione che copra. Anche quando il margine della cavità finisce profondo sotto la gengiva e non riesco a isolarlo, non procedo: senza bordo asciutto l'incollaggio non si fa come va fatto.

Se durante la pulizia trovo un nervo già compromesso, cambia l'ordine delle cose: prima si tratta il canale, poi si ragiona su come ricostruire. E se il dente si muove per una ragione che riguarda gengiva e osso, o se il dolore arriva da un'altra zona, l'intarsio non è la risposta: serve prima una valutazione con il collega giusto.

Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.

Domande frequenti

È la stessa cosa dell'otturazione bianca?

Il materiale appartiene alla stessa famiglia, il metodo no. L'otturazione la costruisco a strati dentro il dente. L'intarsio nasce fuori, su un modello o una scansione, e poi lo incollo. Cambiano la forma che riesco a ottenere e il modo in cui il pezzo tiene le pareti.

Il mio dente è devitalizzato: basta un intarsio?

Dipende da quanto dente resta sopra la gengiva. Se le pareti sono robuste può bastare. Se il dente è ridotto a un guscio preferisco coprirlo, perché un pezzo incollato all'interno non lo protegge dalla flessione. Lo valuto guardando il dente, non la radiografia da sola.

Si può aggiustare se un giorno si scheggia?

Nella maggior parte dei casi sì, ed è uno dei motivi per cui lo scelgo. Si ripulisce la zona, si ricostruisce quel punto e si lucida, nella stessa seduta. Se invece si stacca tutto il pezzo o cede il margine, va rimosso e rifatto il ragionamento da zero.

Quanto dura?

Non le dò un numero, perché dipende da quanto dente c'era sotto, da come mastica e da quanto è pulito il bordo. In una bocca controllata dura a lungo. Sullo stesso dente, in chi stringe tutta la notte, si consuma prima.

Mi fa male mordere nei primi giorni?

Un dente appena trattato può essere sensibile al morso per qualche giorno. Se invece sente un contatto che arriva prima degli altri, o un fastidio che si ripete sempre nello stesso movimento, mi chiami: spesso basta un ritocco di pochi minuti.

Serve il provvisorio fra le due sedute?

Sì, e tiene per quel periodo. Le chiedo di masticare con prudenza da quel lato e di sfilare il filo di lato invece di tirarlo verso l'alto. Se si stacca o si rompe prima dell'appuntamento, lo rimetto a posto.

Come capisco se nel mio caso serve?

Guardando il dente, non la descrizione del problema. In visita vedo quanto tengono le pareti, come chiude la bocca e cosa c'è sotto la vecchia otturazione, poi le spiego le strade possibili. Lo studio è in Via Tripoli 22 a Montecatini Terme, il telefono è 0572 78502.

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