Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Sulla panoramica una carie, quando si vede, è una zona più scura dentro il profilo chiaro del dente, di solito sul fianco oppure sotto una vecchia otturazione. Si leggono bene quelle già larghe. Quelle piccole, e quelle nel punto dove due denti si toccano, spesso non compaiono. Per quelle serve una lastrina del morso.
Molte persone arrivano con la panoramica in galleria e me la mostrano. Si può guardare, con due accortezze. Ingrandisca una zona per volta, non l'arcata intera. E confronti sempre: lo stesso dente a destra e a sinistra, e ogni dente con il suo vicino. Una carie è una differenza locale, non un grigio diffuso.
Il contorno del dente è la parte più chiara dell'immagine. Dentro, il grigio è abbastanza uniforme. La carie rompe quell'uniformità: una tacca, un cuneo, una macchia dai bordi sfumati che parte da una superficie e punta verso il centro. Se l'ombra non ha un punto d'ingresso dalla superficie, quasi sempre non è una carie.
La prima è la fascia grigia che attraversa i molari di sotto e a volte quelli di sopra. È l'ombra dei tessuti molli e dell'aria, passa sopra i denti e non appartiene a nessuno di loro. La seconda è il triangolo scuro al colletto, nel punto sottile tra la fine dello smalto e il bordo dell'osso: si trova su quasi tutti i denti.
La terza è l'alone attorno a una vecchia otturazione. Il materiale è molto chiaro e il contrasto fa sembrare più scuro il dente che gli sta intorno. A volte lì sotto c'è davvero una ripresa di carie, a volte è solo un effetto dell'immagine. Da quella macchia, da sola, non decido nulla: di quel caso parlo in «Quando la carie cresce sotto un'otturazione che sembra a posto».
La carie preferisce il punto in cui due denti si toccano, ed è il punto che la panoramica tende a chiudere. L'immagine nasce da un movimento, e nella zona dei premolari i profili si accavallano: un'ombra di un millimetro finisce dentro la sovrapposizione e sparisce. Su quel tipo di lesione ho scritto a parte in «Quella carie nascosta nel punto dove due denti si toccano».
Poi c'è il dettaglio. Per coprire tutta la bocca, quell'immagine rinuncia alla definizione del singolo dente. Una carie che ha interessato solo lo smalto cambia troppo poco la densità per staccarsi dal resto. Quindi una panoramica senza ombre non significa bocca senza carie. Significa che non ci sono carie grandi.
La panoramica mi dà le priorità: da dove partire, quali denti guardare per primi, se c'è qualcosa sotto la gengiva che non vedrei. Poi scendo sul singolo dente. Asciugo, guardo allo specchio con la luce, passo la sonda nei solchi, faccio scorrere il filo nei contatti. Un filo che si sfilaccia sempre nello stesso spazio pesa quanto un'ombra.
Se il sospetto resta, faccio una lastrina piccola, con il sensore in bocca, quella in cui si morde su un supporto. Apre i punti di contatto e mi dà le due cose che mi servono per decidere: quanto è profonda la carie e quanto dista dal nervo. Da lì capisco se basta un'otturazione, se il dente va tenuto insieme con un intarsio, se il nervo è in gioco.
Livello dell'osso attorno alle radici, forma e numero delle radici, zone scure alla punta di una radice, denti del giudizio, denti che non sono mai usciti. Qui la lastrina piccola non arriva. Quando devo capire se un dente molto consumato ha ancora un appoggio solido sotto, quell'immagine la voglio.
Mi serve anche sui denti già trattati. Vedo se una vecchia cura canalare si è fermata a metà, se intorno all'apice c'è un'area che prima non c'era, quanta radice resta sotto una corona. Sono dati che contano quando bisogna scegliere se ritrattare il dente e riproteggerlo, o se il discorso è un altro.
Se il problema è un dente preciso e il sospetto è una carie, non parto dalla panoramica. Parto dalla lastrina di quel dente, che è più leggibile e riguarda una zona ristretta. E se ne ha già una recente e nitida, non la rifaccio: la porti, su carta o come file, e la leggo in visita.
Non la uso per cercare carie sotto una corona. Il materiale copre il margine e in un'immagine d'insieme quel bordo non si legge. Lì contano il margine visto da vicino, la lastrina mirata e quello che la persona sente. Faccio le radiografie che rispondono a una domanda, e la domanda si definisce in visita, non prima.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Quelle grandi spesso sì, come zona scura dentro il dente. Quelle iniziali e quelle fra due denti di solito no, perché i profili si sovrappongono e il dettaglio è basso. Per quelle serve una lastrina del morso.
Capita, e non vuol dire che la lastra fosse sbagliata. La panoramica non è l'esame costruito per le carie: una lesione piccola nel punto di contatto può non comparire. Per quella domanda serviva un'altra immagine.
Perché rispondono a domande diverse. La panoramica mi dà osso, radici e quadro generale. La lastrina piccola apre i contatti e mi dice profondità della carie e distanza dal nervo. Senza quel dato non scelgo il trattamento.
Qualcosa sì. Ingrandisca una zona per volta e confronti denti simmetrici. Cerchi una macchia che parte da una superficie, non un grigio che attraversa più denti. Le ombre dei tessuti molli e del colletto ingannano, e sono le più frequenti.
In panoramica quasi mai in modo affidabile. Il materiale della corona crea un'ombra chiara che copre proprio il margine, che è il punto che interessa. Guardo il bordo da vicino, uso una lastrina mirata e tengo conto dei sintomi.
Dipende dal dente e da quante zone sono in discussione. A volte una lastrina basta. A volte la ripeto cambiando angolazione, perché il profilo di una vecchia otturazione nasconde la lesione. Faccio solo quelle che servono a decidere.
Dà pezzi importanti: quanto osso c'è intorno, com'è l'apice, quanta radice resta. Il resto si vede con il dente davanti agli occhi, dopo aver tolto quello che non tiene. La decisione si prende in visita, non sull'immagine.
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