Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
La carie interprossimale nasce nel punto in cui due denti si toccano. Da fuori, nello specchio di casa, non si vede quasi mai. Spesso la trovo con una radiografia, oppure me la segnala il filo che si sfilaccia sempre nello stesso spazio. Se la intercetto presto, serve un intervento piccolo. Se passa tempo, il lavoro diventa più grande.
Fra due denti vicini c'è una zona di contatto larga pochi millimetri. Lo spazzolino, anche usato bene, non entra. La placca che resta lì sta ferma e lavora sullo smalto per mesi. Per questo le carie fra i denti sono così comuni fra i molari e i premolari, dove i contatti sono ampi e il cibo si trattiene con facilità.
Un'altra cosa che conta è che spesso i denti sono due. La carie parte su una superficie e, se la condizione resta la stessa, dopo un po' trovo un'alterazione anche sul dente che le sta davanti. Quando guardo una radiografia, guardo sempre entrambi i lati dello spazio, non solo quello che mi sembra più scuro.
Il più frequente è il filo interdentale che si sfilaccia o si taglia sempre nello stesso punto. Non è una prova, perché può dipendere anche da un bordo di otturazione vecchia, ma è un segnale da guardare. Un altro è il cibo che si incastra in quello spazio ogni volta che si mangia, e che prima non si incastrava.
Qualcuno riferisce una gengiva che sanguina in un punto solo, o un fastidio breve con il dolce. Molte carie interprossimali, però, non danno niente. Lo smalto in quella zona può essere già interessato mentre la persona non sente nulla e non vede nulla. È il motivo per cui i controlli servono anche a chi sta bene: ne parlo in «Il controllo serve a chi non sente niente».
Prima di tutto passo il filo in quello spazio e sento come scende. Poi illumino il dente dal lato della lingua: quando la dentina sotto lo smalto è alterata, a volte si intravede un'ombra grigia che traspare. Con lo specchietto controllo il bordo della gengiva e la presenza di un alone scuro appena sotto il punto di contatto.
Per i contatti, però, l'occhio da solo non basta quasi mai. Serve una radiografia fatta con una proiezione che separa i denti e mostra lo spazio fra l'uno e l'altro. Da quell'immagine capisco tre cose: se la lesione è ferma nello smalto, se ha superato il confine ed è entrata nella dentina, e quanto manca al nervo.
Il confine fra queste situazioni cambia completamente la decisione. Per questo non dico cosa si farà prima di avere visto il dente e l'immagine. La scelta si prende in visita, con lei davanti e la radiografia sullo schermo.
Se la lesione ha superato lo smalto e ha fatto cavità, il dente si ripara. Isolo il campo, apro un accesso dal lato interessato, rimuovo il tessuto malato e verifico quanta parete sana resta. Il punto delicato non è togliere la carie: è ricostruire il contatto con il dente vicino nella posizione giusta.
Per farlo uso una matrice e un anello che separano i denti per il tempo del lavoro, poi stratifico il materiale e rifinisco il bordo. Alla fine passo di nuovo il filo: deve scendere con una leggera resistenza e risalire senza sfilacciarsi. Se non succede, il lavoro non è finito.
Quando la perdita di tessuto è ampia e coinvolge anche la superficie masticante, l'otturazione diretta non è sempre la soluzione più solida: in quei casi valuto un intarsio. Il ragionamento completo è in «Otturazione, intarsio o corona: come si sceglie».
Non tutte le lesioni fra i denti si aprono. Se la radiografia mostra un'alterazione limitata allo smalto, senza cavità, aprire quel dente significa togliere tessuto sano per raggiungerla. In quelle situazioni preferisco fermarla: igiene interprossimale fatta ogni giorno nel modo corretto, prodotti al fluoro e una radiografia di confronto a distanza.
La radiografia di confronto è la parte che conta. Una lesione iniziale che resta identica nel tempo si può tenere sotto osservazione. Una che si allarga va trattata. Senza il confronto si decide a sensazione, e sul contatto fra due denti la sensazione sbaglia spesso.
C'è anche il caso opposto. Se la carie è arrivata vicino al nervo, l'otturazione semplice non è più la domanda giusta e il percorso cambia: ne parlo in «Carie profonda: prima si prova a tenere vivo il nervo».
Il filo va usato tutti i giorni, in tutti gli spazi, non solo dove il cibo si ferma. Se in un punto si sfilaccia, non insista con la forza: lo segnali, perché è un'informazione utile. Lo scovolino va bene dove lo spazio lo consente, ma va scelto della misura giusta, altrimenti non pulisce o traumatizza la gengiva.
Eviti gli stuzzicadenti di legno per liberare quello spazio: tendono a scheggiarsi e a irritare la gengiva, e nel tempo peggiorano la situazione invece di risolverla. Se il cibo si incastra ogni giorno in un punto preciso, quel punto ha un motivo. Vale la pena guardarlo prima che diventi un problema più grande.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Raramente. Il punto di contatto è coperto dal dente vicino. A volte traspare un'ombra grigia sotto lo smalto o si vede un alone scuro vicino alla gengiva, ma la maggior parte di queste lesioni resta invisibile a occhio nudo.
Perché il dolore arriva tardi. Una lesione interprossimale può attraversare lo smalto senza dare alcun sintomo. La radiografia con la proiezione adatta mostra lo spazio fra i denti e fa capire se si è fermata o se è entrata nella dentina.
Non sempre. Può dipendere da un bordo ruvido di una vecchia otturazione o da un piccolo gradino. È però un segnale che merita un controllo di quello spazio, perché è esattamente il punto dove le carie interprossimali nascono.
Dipende da cosa si vede. A volte è interessato solo un lato e l'altro è integro. Altre volte sono coinvolti entrambi e si lavora su tutti e due nella stessa seduta. Lo decido dopo aver visto la radiografia.
Non dovrebbe. Ricostruire il punto di contatto nella posizione e nella forma corrette è la parte più delicata del lavoro. Se dopo il trattamento il filo si sfilaccia o il cibo continua a fermarsi lì, me lo dica: va riguardato.
Quando è limitata allo smalto e non ha fatto cavità, sì: con igiene interprossimale quotidiana, fluoro e controlli radiografici di confronto nel tempo. Se l'immagine mostra che la lesione avanza, allora il dente si ripara.
Non esiste un tempo valido per tutti. Dipende dalla profondità iniziale, dall'igiene in quello spazio e dalla dieta. Per questo invece di dare una previsione preferisco rivedere lo stesso punto a distanza e confrontare le immagini.
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