GPGiovanni PinochiOdontoiatra · Montecatini Terme

Conservativa

Cosa faccio in studio quando un dente è sensibile

Sì, esiste qualcosa che si applica in studio sul dente sensibile: prodotti che chiudono i canalini aperti della dentina e rendono la superficie meno reattiva. Si applicano in pochi minuti, senza puntura. Prima però guardo perché quel dente è diventato sensibile. Se sotto c'è una carie o un'otturazione che perde, il prodotto copre il segnale e il problema resta. La decisione la prendo in visita.

Che cos'è, in pratica

Sotto lo smalto c'è la dentina, percorsa da canalini microscopici pieni di liquido. Quando smalto o gengiva non la coprono più, il freddo, il dolce e l'aria spostano quel liquido e il nervo lo legge come una scossa breve. Il trattamento desensibilizzante lavora su questo: sigilla l'imbocco dei canalini, oppure riduce la reattività della terminazione nervosa. Non tocca il nervo e non lima il dente.

Nella pratica sono vernici, gel e paste che si passano con un pennellino o un tampone, e resine fluide che sigillano la zona del colletto. L'applicazione dura pochi minuti per dente. Lei sente un po' d'aria fredda, il sapore del prodotto e nient'altro. In genere chiedo di non mangiare e non sciacquare per la mezz'ora successiva, per lasciare lavorare il materiale.

Cosa guardo in visita

La prima domanda è dove. Un dente solo, un gruppo di denti, tutta un'arcata: cambia tutto. Poi che cosa lo sveglia e quanto dura. Una scossa che finisce appena togliamo lo stimolo è un segnale diverso da un dolore che continua a pulsare per minuti. Provo con freddo controllato, con un getto d'aria mirato e picchiettando il dente, e controllo come chiudono i denti fra loro.

Dopo guardo le superfici: colletti scoperti, incisure a cuneo sul bordo gengivale, smalto consumato sulle punte, bordi di otturazioni vecchie, linee di frattura sulle cuspidi, punti di contatto fra due denti. Dove l'occhio non arriva faccio una radiografia. Se la sensibilità è diffusa su più denti e non trovo carie, il discorso è un altro e lo spiego in «Quando più denti diventano sensibili e non c'è una carie».

Come si svolge la seduta

Pulisco la superficie dai depositi, la asciugo, applico il prodotto e lo lascio agire. A volte ripasso una seconda volta nella stessa seduta. Posso trattare un dente o più denti insieme. Spesso imposto un piccolo ciclo: due o tre applicazioni a distanza di giorni o settimane, perché nella maggior parte dei casi l'effetto si costruisce e non arriva tutto alla prima volta.

Il lavoro a casa conta quanto quello in studio. Un dentifricio per denti sensibili funziona meglio se, la sera, ne mette una piccola quantità sul dito e la strofina sul colletto senza sciacquare subito. Spazzolino morbido, poca pressione, movimenti non orizzontali. E non si lava i denti nei minuti dopo agrumi, aceto o bibite acide: lo smalto in quel momento è più tenero.

Quando il desensibilizzante non basta

Se dopo il primo ciclo il dente continua come prima, non insisto con altri prodotti. Un dolore che compare da solo, che resta per minuti dopo il freddo, che la sveglia la notte o che si fa sentire mordendo, non è semplice sensibilità della dentina. Dietro ci può essere una carie arrivata in profondità, un'otturazione infiltrata, una incrinatura, un nervo già infiammato. Lì si cura il dente, non la superficie.

C'è anche il caso del colletto dove il tessuto si è già perso e si sente uno scalino con l'unghia. Passare una vernice su una cavità non serve: quel colletto va ricostruito, e a quel punto parliamo di conservativa, non di desensibilizzante. Ne scrivo in «Quella riga scura sul bordo della gengiva», perché spesso le due cose convivono sullo stesso bordo gengivale.

Quando non conviene farlo

Non lo uso come unica risposta se il dolore è spontaneo o prolungato: in quel caso serve capire, non coprire. Non lo propongo su un dente già devitalizzato, perché quella sensazione non arriva dalla dentina e va cercata altrove, nella gengiva, nel dente vicino o in una frattura. E non lo applico se la causa meccanica è ancora attiva: un morso che carica un punto, un digrignamento notturno, uno spazzolamento troppo energico riaprono la strada in poche settimane.

Alcune sensibilità hanno origine fuori dal dente: una condizione gengivale diffusa, un reflusso o un disturbo alimentare che consuma lo smalto. In quei casi un prodotto sul dente non risolve nulla da solo. Io intanto proteggo le superfici più esposte e la indirizzo a una valutazione con il collega giusto per la parte che non mi riguarda.

Nel frattempo

In attesa della visita usi acqua tiepida per sciacquare e per bere, e cerchi di respirare dal naso quando fuori fa freddo. Non smetta di lavare quel dente: la placca sul colletto peggiora la sensibilità, non la calma. Eviti rimedi appoggiati sulla gengiva, chiodi di garofano, aspirina sbriciolata: bruciano il tessuto e complicano il quadro.

Se la sensibilità dura da più di due settimane, se riguarda un dente solo o se è comparsa dopo un'otturazione recente, è il momento di farla vedere. Ricevo a Montecatini Terme in Via Tripoli 22 e in visita stabiliamo se basta applicare qualcosa o se quel dente chiede un intervento diverso.

Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.

Domande frequenti

Quante sedute servono?

Dipende dal quadro. A volte una sola applicazione cambia le cose, più spesso ne servono due o tre a distanza di giorni o settimane. Se dopo il primo ciclo non è cambiato niente, torno a cercare la causa invece di ripetere il prodotto.

L'applicazione si sente?

Non serve la puntura, si lavora solo sulla superficie. Si avverte il getto d'aria, il sapore del prodotto e, su un dente molto reattivo, una scossa di qualche secondo durante l'asciugatura. Passa subito e non resta fastidio nelle ore dopo.

Quanto dura l'effetto?

Non è definitivo. Può tenere settimane o mesi, con differenze grandi da persona a persona. Dura più a lungo quando correggiamo anche ciò che ha scoperto la dentina: il modo di spazzolare, gli acidi, un carico sbagliato del morso.

Posso provare prima solo con il dentifricio a casa?

Può farlo, se usato nel modo giusto e per almeno tre o quattro settimane. Non aspetti invece se la sensibilità riguarda un dente solo, se è comparsa all'improvviso o se il dolore resta dopo che ha tolto il freddo.

La gengiva si è ritirata: basta il desensibilizzante?

Se la superficie è integra, spesso sì, e lo associo a un lavoro sulla tecnica di spazzolamento. Se con l'unghia si sente un gradino, quel colletto ha perso tessuto e va ricostruito: in quel caso il prodotto da solo non tiene.

Un dente devitalizzato può diventare sensibile al freddo?

Non per la dentina, perché il nervo non c'è più. Quando accade il segnale viene da altro: la gengiva intorno, un dente vicino, un'infiltrazione sotto il restauro, una frattura. Vale la pena controllarlo, perché quella sensazione indica qualcosa.

Si può fare nello stesso appuntamento della visita?

Spesso sì, quando l'esame è chiaro e non trovo carie o infiltrazioni. Se invece qualcosa mi lascia dubbi, preferisco prima la radiografia e i test, poi decidiamo insieme. Non applico nulla prima di aver capito su cosa lo sto applicando.

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