Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
La carie al colletto nasce dove il dente incontra la gengiva, in quella striscia che lo spazzolino sfiora di passaggio. Lì lo smalto è sottile e sotto c'è subito dentina, quindi il tessuto cede più in fretta che altrove. Se la si prende quando è ancora una riga ruvida, si ripulisce e si ripara in una seduta. Quanto è profonda si vede in visita.
Di solito la vede lei prima di sentirla. È una riga o una mezzaluna sul bordo della gengiva, più spesso sui canini e sui premolari, dal lato della guancia. Il colore va dal giallo scuro al marrone, a volte quasi nero. Sul dente asciutto si nota meglio che sul dente bagnato, ed è il motivo per cui allo specchio di casa certe volte sfugge.
Il secondo segnale è il filo o lo spazzolino che si impunta sempre nello stesso punto. Molti me lo raccontano così: non fa male, ma c'è un gradino che prima non c'era. Quando invece compare una fitta breve con l'acqua fredda o con l'aria, la lesione ha già raggiunto la dentina, e di quel segnale parlo nella guida sul «Quando la sensibilità al freddo è un segnale».
Un terzo caso è la carie che non si vede affatto, perché corre fra due denti all'altezza del colletto, nascosta dal punto di contatto. Quella la trovo con la sonda e con la radiografia, non guardando.
Il colletto è il punto dove lo smalto finisce. Per qualche decimo di millimetro il dente è coperto da uno strato molto più fragile, e se la gengiva si è ritirata quello strato resta all'aria. La placca che si ferma nel solco gengivale produce acidi che lavorano esattamente su quella fascia. Per questo la carie cervicale si presenta spesso su più denti vicini, in fila.
Ci sono abitudini che ci mettono del loro. Spazzolare forte in orizzontale consuma la zona invece di pulirla. Bevande acide tenute in bocca a lungo, il limone nell'acqua, le bibite sorseggiate durante la giornata ammorbidiscono la superficie. Anche la bocca secca conta, perché è la saliva che neutralizza gli acidi: capita con alcuni farmaci presi tutti i giorni.
Non è una questione di pigrizia. Vedo persone che si lavano i denti con scrupolo e hanno i colletti intaccati, perché il gesto è energico ma passa sempre dalla stessa parte e non entra nel solco.
Non tutto quello che si scava al colletto è carie, e la differenza cambia il da farsi. L'usura da spazzolamento e l'erosione da acidi lasciano un incavo a superficie liscia, lucida, dura alla sonda, di colore chiaro o appena ambrato. La carie invece è ruvida, opaca, e la punta della sonda vi affonda appena perché il tessuto è rammollito.
Le due cose convivono spesso: un incavo da usura che a un certo punto ha trattenuto placca e si è cariato sul fondo. In visita asciugo bene il dente, passo la sonda con delicatezza e guardo con l'ingrandimento. Da lì capisco se c'è tessuto da rimuovere o se basta proteggere la zona e tenerla d'occhio.
Questa distinzione la faccio sempre prima di toccare il dente. Riempire di composito un incavo sano e duro, che non dà sintomi e non avanza, non serve a nulla e costringe a togliere smalto buono.
Se la lesione è iniziale, una macchia opaca senza cavità vera, non la apro. Correggo il modo in cui pulisce quella zona, uso prodotti al fluoro per far ricompattare la superficie e rivedo il dente dopo qualche mese, con una foto di confronto. Molte macchie cervicali restano ferme per anni, e quando sono ferme la cosa più sensata è lasciarle stare.
Se c'è cavità, rimuovo il tessuto rammollito e ricostruisco in composito adesivo, in tinta. Al colletto l'otturazione è piccola ma delicata, perché il materiale va incollato su due tessuti diversi: smalto sopra, dentina o radice sotto, che si comportano in modo differente. Lavoro con il dente isolato e asciutto, altrimenti l'adesivo non tiene e il bordo si colora in pochi mesi.
Quando il margine della carie finisce sotto il bordo gengivale uso un filo per allontanare la gengiva e fermare il sanguinamento. Se nemmeno così riesco a vedere il confine del tessuto sano, mi fermo e non chiudo alla cieca: in quel caso serve prima una valutazione con il collega giusto per la parte gengivale, e la ricostruzione la faccio dopo.
Dal lato esterno il colletto è la zona del dente più vicina alla polpa. Una carie cervicale profonda può infiammare il nervo prima di diventare grande, e allora il discorso cambia: si prova prima a tenere vivo il nervo, come racconto nella guida sulla «Carie profonda: prima si prova a tenere vivo il nervo», e solo se i sintomi non rientrano si passa all'endodonzia. Non lo decido dalla radiografia, lo decido da come il dente risponde.
Un altro caso in cui non mi fermo all'otturazione è la carie che gira attorno a tutto il colletto. Lì il dente è strozzato alla base e un composito non gli restituisce solidità: valuto una ricostruzione più strutturata, con una copertura, perché il rischio concreto è la frattura all'altezza della gengiva.
Poi c'è la carie che nasce sotto il bordo di una corona vecchia. Tappare il buco dal di fuori non serve, perché il problema è il margine che non chiude più. In quel caso si smonta e si rifà, e la scelta la spiego caso per caso, guardando quanto dente sano è rimasto sotto.
In attesa della visita eviti di insistere su quel punto con pressione forte. Spazzolino morbido, movimento dalla gengiva verso il dente, nessuna fretta. Un dentifricio al fluoro ad alta concentrazione, lasciato agire senza sciacquare subito, rende la zona meno sensibile. Riduca i sorsi acidi distribuiti nella giornata, che fanno più danno di un bicchiere bevuto tutto insieme.
Se mastica da un lato per evitare quel dente, o se la sensibilità dura più di qualche secondo dopo il freddo, me lo dica quando viene. Sono informazioni che cambiano la mia valutazione sullo stato del nervo.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. All'inizio si vede e non si sente. Il dolore breve con freddo, aria o dolce compare quando la lesione è arrivata nella dentina. Un fastidio che resta anche dopo che lo stimolo è finito è un segnale diverso e va valutato subito.
Spesso sì, allontanando la gengiva con un filo e lavorando sul dente asciutto. Se non riesco a vedere il confine del tessuto sano non chiudo: prima serve una valutazione con il collega giusto per la gengiva, poi ricostruisco con il margine in vista.
Possono farlo, perché il bordo inferiore appoggia su un tessuto che trattiene umidità e perché quella zona si flette durante la masticazione. Il rischio si riduce isolando bene il dente durante l'incollaggio e non caricando il materiale in un unico blocco.
Sì, a patto di appoggiarlo senza spingere e di lasciarlo lavorare da solo. Il danno al colletto nasce dalla pressione e dal movimento orizzontale, non dalla testina che gira. Le setole morbide e il controllo di pressione, dove c'è, aiutano.
Riduce il fastidio, non ricostruisce il dente. Se sotto c'è una cavità il dolore può attenuarsi mentre la carie avanza. Lo uso come aiuto nelle lesioni iniziali che tengo sotto controllo, non come alternativa alla riparazione.
Per quelle sul lato esterno guardo e sondo, la lastra aggiunge poco. La chiedo quando la lesione sta fra due denti, quando sospetto che sia più profonda di come appare o quando devo capire quanto si è avvicinata al nervo.
Sì, se non cambia la causa. Placca che resta nel solco, acidi frequenti o bocca secca lavorano di nuovo sul bordo del restauro. Per questo insieme all'otturazione sistemiamo il modo di pulire quella zona e fissiamo un controllo a distanza.
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