Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Un'otturazione non si cambia perché è vecchia. Si cambia quando dà segni: un bordo che si sente con l'unghia, una riga scura che si allarga, un pezzetto di smalto che salta, una radiografia che mostra qualcosa sotto. Molte otturazioni messe tanti anni fa tengono ancora bene. In visita guardo quell'otturazione, non la sua data.
Il materiale lavora. Ogni morso lo carica, ogni cosa calda o fredda lo fa dilatare e tornare, e il punto più delicato è sempre il bordo, cioè la linea dove il materiale incontra il dente. Con gli anni quella linea può aprirsi di poco. Basta poco: i batteri sono più piccoli di quello che vediamo noi.
Nel frattempo cambia anche il dente. Lo smalto si consuma, la gengiva si ritira di qualche millimetro e scopre una zona più tenera, le pareti intorno a un'otturazione grande diventano sottili. Per questo due otturazioni della stessa età possono stare in modo molto diverso: una è ancora chiusa, l'altra ha già ceduto in un angolo.
I segni che nota la persona sono spesso piccoli e ripetitivi. Il filo che si sfilaccia sempre nello stesso punto. Un fastidio al dolce o al freddo solo su quel dente. Il bordo che la lingua sente ruvido o a scalino. Un alone grigio intorno. Cibo che resta sempre nello stesso spazio. Oppure un pezzo di materiale che un giorno si stacca.
In visita passo la sonda su tutto il perimetro, asciugo e guardo con l'ingrandimento, controllo il morso. Poi faccio una radiografia, perché il lato nascosto, quello fra due denti, con l'occhio non si vede. Spesso è lì che la storia si decide. Ne parlo meglio in «Quando la carie cresce sotto un'otturazione che sembra a posto».
Le vecchie otturazioni grigie sono state usate per decenni e alcune sono ancora perfettamente chiuse. Hanno però un limite: non si incollano al dente, stanno dentro la cavità per incastro. Quando sono grandi e vecchie, capita che spingano le pareti verso fuori e che intorno compaiano crepe, o che il bordo si sia sbeccato senza che si veda a occhio.
Io non le rimuovo per principio, solo perché sono grigie o solo perché sono lì da tanti anni. Le sostituisco quando trovo un bordo aperto, una crepa che corre lungo la cuspide, una carie in radiografia o un dente che dà sintomi. Se invece tutto è chiuso e silenzioso, la tengo sotto controllo.
Si anestesia la zona quando serve, si isola il dente, si rimuove il vecchio materiale e si pulisce quello che c'è sotto. È il momento più informativo di tutta la seduta: solo da lì si vede quanto dente sano è rimasto e quanto in profondità è arrivata l'eventuale carie. Finché il vecchio materiale è in bocca, parte del quadro resta coperta.
Poi si decide il ricambio in base a quello che resta. Se le pareti sono buone e la cavità contenuta, rifaccio un'otturazione diretta in composito. Se il dente è svuotato, con cuspidi sottili o già crepate, serve qualcosa che lo tenga insieme invece di riempirlo soltanto: in questi casi scelgo un intarsio, e ne parlo in «Quando il dente va tenuto insieme, non solo riempito».
A volte, se la carie è andata molto vicino al nervo, non si chiude tutto nella stessa seduta. Si mette un materiale che protegge, si aspetta qualche settimana e si vede come reagisce il dente. È un rinvio voluto, non un lavoro lasciato a metà.
Se i bordi sono chiusi alla sonda, la radiografia è pulita e il dente non dà sintomi, l'otturazione resta dov'è. Ogni sostituzione porta via un po' di dente sano intorno, perché il materiale nuovo ha bisogno di appoggi puliti. Rifarla senza un motivo vuol dire togliere tessuto in anticipo, e quel tessuto il dente non lo rimette.
Lo stesso vale quando le otturazioni vecchie sono molte. Non le rifaccio tutte insieme per ordine. Si parte da quella con i segni chiari, si vede come va, e le altre si controllano. Quando il motivo è soltanto il colore su un dente del fondo, ne parliamo, ma non la tratto come una cosa che ha fretta. La decisione si prende in visita, davanti a quel dente.
Se sente uno scalino o un bordo che si sbriciola, eviti di masticare cose dure proprio su quel lato: una cuspide già indebolita si rompe nei momenti più banali. Passi il filo con delicatezza, senza strapparlo verso l'alto. Un dentifricio al fluoro sulla zona aiuta mentre aspetta.
Se invece compare dolore spontaneo, dolore che tiene svegli o gonfiore, la cosa cambia di categoria e non si aspetta il controllo di routine. In quel caso mi chiami e la vediamo prima: allo 0572 78502, in Via Tripoli 22 a Montecatini Terme.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Non c'è una scadenza. Alcune restano chiuse per molti anni, altre cedono presto perché il dente era già molto compromesso o il carico del morso è forte. Si va per segni e per radiografie, non per anni trascorsi.
No. Io sostituisco quelle con un bordo aperto, una crepa, una carie visibile in radiografia o sintomi sul dente. Quando una vecchia amalgama è ancora chiusa e il dente sta bene, la lascio e la controllo nel tempo.
Si lavora in anestesia locale quando il caso lo richiede, quindi durante la seduta la zona è insensibile. Nei giorni dopo il dente può essere un po' reattivo al freddo, e di solito la cosa si attenua da sola.
Spesso sì, ma dipende da quanto dente resta dopo la rimozione. Se le pareti sono sane e la cavità contenuta, va benissimo. Se il dente è svuotato o le cuspidi sono crepate, preferisco un intarsio, che lo tiene insieme.
Con la visita e la radiografia si capisce molto, soprattutto per il lato nascosto fra due denti. Ma quanto è profonda si vede davvero solo togliendo il vecchio materiale e guardando. Lo dico sempre prima di iniziare.
Può succedere se intorno all'otturazione c'è già una crepa o una parete sottile. È il motivo per cui, quando trovo quel quadro, consiglio di non rinviare troppo e nel frattempo di non masticare cose dure su quel lato.
Un'otturazione diretta spesso sì. Un intarsio richiede due appuntamenti, perché va costruito fuori dalla bocca. E se sotto la carie è arrivata vicino al nervo, a volte scelgo di aspettare prima di chiudere in modo definitivo.
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