Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Una carie può dare alito cattivo. Dentro la cavità restano residui di cibo e dentina ammorbidita, e i batteri che li scompongono producono odore. Spesso la persona se ne accorge da un dettaglio preciso: il filo passato in un punto esce con un odore sgradevole. Da lì si parte, perché quel punto si può vedere e si può trattare.
Un dente integro non trattiene niente. La superficie è liscia e quello che ci passa sopra va via con lo spazzolino. Una carie invece crea una cavità: smalto scavato, dentina ammorbidita, bordi irregolari. Dentro quella cavità il cibo entra e non esce più, nemmeno sciacquando a lungo. I batteri lo scompongono piano e il prodotto di quella scomposizione ha un odore che si sente.
L'odore è più marcato quando il buco è stretto in superficie e largo sotto. È la situazione in cui la persona non vede nulla allo specchio e intanto sente qualcosa in bocca. Lo stesso vale per lo spazio fra due denti, dove la carie cresce nascosta e si trova solo con una lastrina: ne ho scritto in «Quella carie nascosta nel punto dove due denti si toccano».
C'è una seconda sorgente possibile, ed è il dente già curato. Una vecchia otturazione che non sigilla più lascia una fessura fra materiale e dente. In quella fessura si raccoglie di tutto, lo spazzolino non entra, e quello che la persona sente è identico. Anche il bordo di una corona che ha ceduto si comporta nello stesso modo.
Il segnale più utile non è l'alito in generale, è il punto. Se passa il filo interdentale fra due denti e lo annusa, un punto che odora in modo diverso dagli altri le dice molto. Quando la cosa si ripete sempre nello stesso spazio, e solo in quello, la causa è locale e si può cercare con calma.
Altri indizi che mi vengono raccontati spesso in studio: un sapore che torna sempre dalla stessa parte, cibo che si incastra sistematicamente in uno spazio, il filo che si sfilaccia passando in quel punto. A volte c'è anche fastidio al dolce o al freddo, ma non sempre: una carie può essere avanzata e restare silenziosa per mesi.
Se invece l'alito è diffuso e costante, e nessun punto si distingue dagli altri, raramente la causa è un singolo dente. Contano il dorso della lingua, la bocca asciutta, certi farmaci, il fumo, il naso chiuso, lo stomaco. Questo lo dico subito in visita, per non far perdere tempo con una cura che non toccherebbe il motivo per cui è venuta.
Guardo ogni dente con specchio e luce, cerco le superfici che non si vedono da sole, controllo i bordi di otturazioni e corone. Passo il filo negli spazi che lei mi indica: se esce sfilacciato o con odore, quello spazio va indagato meglio. Molte carie fra i denti non si vedono a occhio nudo e compaiono solo sulla radiografia.
Sui denti già curati verifico se il margine tiene ancora. Una fessura fra otturazione e dente si avverte con la sonda e si legge come una linea scura sotto il materiale. Di questa situazione ho scritto in «Quando una vecchia otturazione non tiene più», perché è una delle cause più comuni di odore in un punto preciso.
Controllo anche come risponde il nervo del dente sospetto. Serve a capire se è sano, se è infiammato o se non risponde più, e da questo dipende cosa si fa dopo. L'odore in sé non lo dice. Se vedo che l'origine sta nei tessuti attorno ai denti e non in una cavità, le indico una valutazione con il collega giusto.
Se l'origine è una carie e il nervo è in buone condizioni, apro la cavità, rimuovo il tessuto malato fino a trovare dentina sana e chiudo. Chiuso bene, lo spazio che raccoglieva cibo non esiste più e l'odore locale finisce con il trattamento. Quando la perdita di struttura è ampia e il dente va tenuto insieme, al posto dell'otturazione scelgo un intarsio.
Se il nervo è già compromesso, dentro il dente c'è tessuto in decomposizione e l'odore nasce da lì. In quel caso si lavora nei canali: si pulisce, si disinfetta, si chiude. La ricostruzione viene dopo e su quei denti serve anche a ridurre il rischio di frattura, perché la struttura rimasta lavora in condizioni diverse.
Se la causa è una vecchia otturazione o una corona che non sigilla, si rimuove quello che c'è e si guarda cosa resta sotto. Quanto trovo decide se basta una ricostruzione o se serve qualcosa di più. Questa parte non la posso stabilire prima di aver aperto, e lo dico sempre prima di cominciare.
Il filo interdentale passato con calma in ogni spazio porta via buona parte di quello che resta fra i denti. Sul dorso della lingua una pulizia delicata aiuta. Bere acqua durante la giornata conta più di quanto sembri, perché con la bocca asciutta ogni odore diventa più evidente e la saliva lava meno.
I collutori coprono l'odore per qualche ora e non toccano la causa. Se sotto c'è una cavità, quella si riempie di nuovo al pasto successivo. Non li considero un problema, semplicemente non risolvono quello per cui mi sta chiedendo un appuntamento, e ritardare l'intervento lascia alla carie il tempo di allargarsi.
Eviti di stuzzicare la cavità con oggetti rigidi per svuotarla. Si irrita la gengiva, si infiamma la polpa e si rischia di staccare un bordo di smalto già indebolito. Se un pezzo di dente cede, il lavoro da fare poi è più grande di quello che serviva prima.
Non conviene curare un dente solo per togliere l'odore, se quel dente non ha più struttura sufficiente per essere ricostruito in modo stabile. Se la carie è scesa sotto il margine gengivale su più lati, o se la radice è fratturata, qualunque chiusura regge poco e il problema torna. In quelle situazioni lo dico chiaramente e ragioniamo insieme sulla via più sensata.
Non conviene nemmeno mettere mano a più denti in una volta quando il punto da cui arriva l'odore è uno solo. Si tratta quello, si rivede la situazione dopo qualche settimana e il resto si decide con calma, guardando cosa è cambiato davvero.
In ogni caso la decisione si prende in visita, davanti al dente e alle immagini. L'odore è un indizio utile, indica dove guardare, ma da solo non dice che cosa fare.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Può, se la cavità trattiene cibo. Conta la forma più della dimensione: un buco stretto in superficie e largo sotto raccoglie residui e non si svuota sciacquando. Certe carie ampie e aperte danno meno odore, proprio perché dentro si puliscono meglio.
Se l'origine era quella cavità, sì: chiuso il dente, lo spazio che raccoglieva cibo non c'è più. Se dopo qualche giorno l'odore è identico a prima, significa che la causa principale era un'altra e la riconsideriamo insieme in un controllo.
Non deve allarmarsi, ma lo faccia vedere. Una carie fra due denti può crescere per mesi senza dare alcun fastidio, fino a quando arriva vicino al nervo. Quel punto va controllato con una radiografia, perché a occhio spesso non si vede nulla.
Sì, in due modi diversi: una fessura nella ricostruzione che raccoglie cibo, oppure un'infezione attiva attorno alla radice. Sono situazioni distinte e si riconoscono in visita con la radiografia e con l'esame del dente, non dall'odore.
Copre l'odore per qualche ora. Se sotto c'è una cavità che trattiene cibo, quella si riempie di nuovo e il problema ritorna ogni giorno. Non lo escludo come abitudine quotidiana, ma non lo considero una cura del dente.
In visita cerco se esiste un punto preciso da cui parte l'odore. Se non trovo cavità né margini che perdono, e la sensazione resta diffusa in tutta la bocca, l'origine è altrove: glielo dico e le indico una valutazione con il collega giusto.
Se c'è una cavità aperta non ha senso rinviare: continua a raccogliere cibo e ad allargarsi verso il nervo. Se invece in visita non trovo nulla a carico dei denti, prima si capisce da dove arriva l'odore e poi si decide che cosa fare.
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