Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Otturazione infiltrata vuol dire che sotto un'otturazione vecchia la carie è ricominciata. Il materiale è ancora al suo posto, ma il bordo non sigilla più e i batteri sono passati nella fessura. Spesso si vede una linea scura attorno e il dente diventa sensibile masticando. Si ripara, e si ripara meglio se non si aspetta che il nervo venga coinvolto.
Un'otturazione non si fonde con il dente: ci sta appoggiata e sigillata lungo il bordo. Con gli anni quel confine fra materiale e smalto può aprirsi di pochi centesimi di millimetro. Nella fessura entrano saliva, zuccheri e batteri, e la carie riparte da sotto. Il dente sembra a posto perché il tappo è ancora al suo posto, mentre il lavoro vero avviene nascosto.
Non è l'errore di chi l'ha fatta. È usura: masticare vuol dire migliaia di cicli di carico al giorno, più caldo e freddo che dilatano materiali diversi in modo diverso. Le otturazioni hanno una durata, non sono per sempre. Quando il sigillo cede si rifà, e il momento in cui si interviene cambia molto quello che resta da salvare.
Il segnale più comune è una linea scura o marroncina lungo il contorno dell'otturazione, soprattutto sui molari. Poi arriva la sensibilità che prima non c'era: un fastidio quando mastica qualcosa di duro, una fitta breve sul dolce o sul freddo. A volte il filo interdentale si sfilaccia sempre nello stesso punto, o il cibo si incastra dove prima non si incastrava.
Altre volte non c'è nessun sintomo. L'otturazione è grande, è vecchia, sta ferma, e sotto la carie avanza senza farsi sentire. Per questo non mi baso solo su quello che lei percepisce: guardo il bordo e lo confronto nel tempo. Un alone grigio intorno a un'otturazione bianca, o uno scalino che la sonda incontra passando, mi dice di approfondire.
C'è anche il segnale meno ovvio: un cattivo sapore che torna sempre dallo stesso lato. Spesso viene da un ristagno dentro una fessura che lo spazzolino non raggiunge. Se lo nota sempre nello stesso punto, vale la pena farlo vedere.
Controllo il bordo con la sonda e con l'ingrandimento, dopo aver asciugato il dente: margini aperti e microfratture si vedono solo sull'asciutto. Provo la risposta al freddo e la reazione a un carico mirato, per capire se il nervo risponde in modo normale o se è già irritato. Guardo anche la gengiva intorno, che quando c'è un'infiltrazione spesso è arrossata proprio lì.
La radiografia serve soprattutto nei punti dove due denti si toccano, perché l'occhio non arriva. Lì la carie sotto il materiale si legge come un'ombra che scava al di sotto del bordo. Se il suo problema sta proprio in quel punto di contatto, ne ho scritto in «Quella carie nascosta nel punto dove due denti si toccano».
Il dato più onesto però arriva quando la vecchia otturazione viene rimossa. Solo allora vedo quanto tessuto sano è rimasto, quanto si è estesa la carie e quanto vicino è il nervo. Per questo in visita le dico cosa mi aspetto di trovare e quali sono le due o tre strade possibili, non una sola certezza.
Si rimuove tutto il materiale vecchio, si pulisce la carie sotto e si valuta il dente svuotato. Se le pareti sono ancora robuste e la cavità è contenuta, rifaccio un'otturazione in composito a strati, rifinendo con cura il margine. Il punto critico è proprio il bordo, non il centro: è lì che un lavoro si tiene o si infiltra di nuovo.
Se di dente ne resta poco, o se la parete fra otturazione e cuspide è sottile, una nuova otturazione farebbe la stessa fine. In quei casi preferisco un intarsio, che tiene insieme il dente invece di riempirlo soltanto, oppure una corona quando la ricostruzione è molto estesa. Come scelgo fra le tre soluzioni l'ho spiegato in «Otturazione, intarsio o corona: come si sceglie».
Se la carie ha raggiunto il nervo e il nervo non è più recuperabile, prima si cura il canale e poi si protegge il dente. Non è la prima strada che cerco. Ci arrivo quando il dente non lascia alternative, e lo dico apertamente prima di cominciare.
Fino alla visita può masticare dall'altro lato e lasciare in pace quel dente con il molto caldo e il molto freddo. Il filo si passa comunque, piano, anche se si sfilaccia: il ristagno fa più danni dell'attrito. Se si stacca un pezzo di otturazione, conservi la parte rimasta ed eviti di stuzzicare la cavità con la lingua o con oggetti.
Un antidolorifico al bisogno è ragionevole per un fastidio passeggero. Se invece il dolore diventa continuo, pulsa, la sveglia la notte o la guancia si gonfia, il quadro è cambiato e le priorità con lui: in quel caso mi chiami e non aspetti il turno comodo.
Non tutte le linee scure sono carie. Un margine pigmentato può essere solo colorazione superficiale, soprattutto in chi beve molto caffè o fuma: il bordo è chiuso, la sonda non trova scalini, la radiografia è pulita. Rifare l'otturazione in quel caso significa togliere dente sano per un problema di colore. Lo dico, lascio stare e la rivedo a distanza.
Non la rifaccio nemmeno quando il contesto intorno non regge. Se la gengiva è molto infiammata o il dente si muove per ragioni che non dipendono dall'otturazione, prima si sistema quello. E se il dente è fratturato in profondità, nessun materiale lo tiene insieme: in quel caso le spiego cosa vedo e la indirizzo a una valutazione con il collega giusto.
La decisione si prende in visita, davanti a quel dente, con la radiografia sotto gli occhi. Al telefono posso dirle se vale la pena guardarlo presto, non cosa si farà.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. Può essere solo pigmentazione del margine, frequente in chi beve caffè o fuma. La distinzione la faccio con la sonda, con l'ingrandimento e dove serve con una radiografia. Se il bordo è chiuso, non tocco nulla e controllo nel tempo.
Non c'è una scadenza fissa. Dipende da quanto è grande, da come mastica, dall'igiene e dal punto in cui si trova. Alcune durano molti anni senza problemi, altre cedono prima. Per questo le guardo a ogni controllo, anche quando non sente niente.
Non è una buona idea. Il dolore arriva quando la carie si è avvicinata al nervo, e a quel punto le soluzioni diventano più impegnative. Un'infiltrazione trovata presto si risolve rifacendo l'otturazione, con molto dente sano ancora al suo posto.
Lavoro in anestesia locale quando la cavità è profonda o il dente è sensibile. Per le sostituzioni superficiali a volte non serve. Ne parliamo prima, e se preferisce l'anestesia la faccio comunque: non c'è ragione di stringere i denti per principio.
Non automaticamente. Se il nervo è sano e riesco a proteggerlo, si prova a tenerlo vivo e si rivaluta nelle settimane successive. Si passa alla cura canalare solo se il nervo è già compromesso o se si espone in modo non recuperabile.
Un'otturazione in composito si fa di solito in una seduta. Un intarsio richiede due appuntamenti, con un provvisorio in mezzo, perché viene costruito fuori dalla bocca. Glielo dico prima di iniziare, in modo che sappia come organizzarsi.
Non posso prometterlo. Posso curare il margine, scegliere il tipo di ricostruzione in base a quanto dente resta e controllarla nel tempo. Molto dipende anche da igiene, abitudini alimentari e se lei stringe o digrigna la notte.
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