Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Molte otturazioni si fanno senza anestesia, e nel mio studio capita spesso. Dipende da dove si trova la carie e da quanto è profonda, non da quanto si è coraggiosi. Se la lesione è superficiale e lontana dal nervo, si lavora tranquillamente a dente sveglio. Se è vicina alla polpa, insistere senza anestesia peggiora il lavoro. La valutazione si fa in visita.
Quasi sempre la domanda non riguarda il trapano. Riguarda la puntura, oppure il labbro che resta gonfio e insensibile per mezza giornata. C'è chi deve parlare al lavoro nel pomeriggio e chi ha un ricordo brutto di un'iniezione fatta di corsa. Sono motivi concreti e li tengo in conto. Non li considero un capriccio.
Quello che non faccio è decidere prima della visita. Se il dente lo permette, si lavora senza anestesia volentieri. Se la carie è arrivata in profondità glielo dico e le spiego perché insistere senza non conviene: non è una questione di resistenza, è che il lavoro verrebbe peggio.
Si lavora bene senza anestesia quando la carie è ancora nello smalto o appena dentro la dentina. Lo smalto non ha terminazioni nervose, quindi togliere la parte malata in superficie non dà sensazioni particolari. Rientrano qui molte carie viste presto a un controllo, prima che la persona senta qualcosa.
Capita anche con le sostituzioni: una vecchia otturazione da rifare per un bordo scheggiato, con la carie ferma in superficie. E con alcune carie del colletto, quando la riga scura è appena accennata. Più la lesione si avvicina alla polpa, più la dentina diventa reattiva all'aria, all'acqua e al contatto.
Guardo tre cose. La radiografia, che mi dice quanta dentina sana resta fra la carie e il nervo. Il racconto dei suoi sintomi: un dente che punge da solo o che reagisce a lungo al freddo è un dente già irritato. E la prova diretta, con una sonda leggera sul punto interessato.
Poi conta la sua soglia, che è diversa da persona a persona. C'è chi non avverte nulla con lo strumento sulla dentina e chi scatta al getto d'aria. Di questo parliamo prima di iniziare, non a lavoro avviato. Sul quando l'anestesia serve davvero ho scritto a parte, in «Serve l'anestesia per curare una carie?».
Il patto è semplice: si parte senza e lei alza la mano quando vuole che mi fermi. Mi fermo davvero. Lavoro a tratti brevi, con lo strumento rotante a giri bassi e acqua non fredda, e dove è possibile rimuovo la carie con strumenti manuali. Le pause servono al dente e servono a lei.
Se a metà del lavoro la sensazione diventa fastidiosa, metto l'anestesia e si continua. Non è un fallimento e non è tempo perso: a quel punto siamo già d'accordo che serve. Preferisco questo a un'otturazione fatta di fretta per abbreviare il fastidio.
Non insisto senza anestesia quando la carie è profonda e la dentina sopra il nervo è sottile. Lì ogni passaggio si sente, e il rischio è che io tolga meno del necessario per non farla soffrire. Una carie lasciata sotto il materiale torna a crescere, e quel dente lo rivedo. Su questo c'è «Carie profonda: prima si prova a tenere vivo il nervo».
Altre situazioni in cui preferisco anestesizzare: carie che scende sotto il bordo gengivale, cavità ampie che richiedono tempo e un campo isolato, denti già sensibili per conto loro. In questi casi l'anestesia non serve a lei per resistere: serve a me per lavorare con precisione e senza fretta.
Senza anestesia si esce dallo studio con la sensibilità normale. Si può mangiare subito e non c'è il rischio di mordersi il labbro. In cambio il dente può restare reattivo al freddo per qualche giorno, soprattutto se la cavità era profonda: è la dentina che si riassesta sotto il materiale nuovo.
Se invece il fastidio cresce, pulsa o compare mordendo, non lo lasci correre: si controlla il punto di contatto e si rivaluta il dente. Succede anche con le otturazioni fatte in anestesia, e non dipende dall'aver scelto di farla o no.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Sì, è il modo in cui lavoro più spesso. Si parte senza, lei mi segnala quando vuole una pausa e se la sensazione diventa fastidiosa si mette l'anestesia e si continua nella stessa seduta. Non serve decidere tutto all'inizio.
Sullo smalto quasi nulla, perché non ha nervi. Entrando nella dentina si avverte un fastidio al freddo e alla vibrazione, più marcato quanto più si va in profondità. Per questo lavoro a tratti brevi e con acqua non fredda.
No. Quello che fa la differenza è aver tolto tutta la carie e aver chiuso bene il bordo, non la presenza dell'anestetico. Se per lavorare bene serve l'anestesia, allora è l'anestesia a proteggere la durata di quell'otturazione.
Me lo dica all'inizio. Su molte carie non serve affatto. Quando serve, si può limitare al singolo dente e preparare prima il punto dell'iniezione. Ne parliamo in visita, con la radiografia davanti, e poi decidiamo insieme.
Senza anestesia sì, subito: non ha la guancia intorpidita e la voce non cambia. È uno dei motivi per cui alcune persone la chiedono. Con l'anestesia il torpore resta ancora un po' dopo la seduta, e in quel tempo conviene evitare cibi caldi.
Glielo dico chiaramente e valutiamo insieme. Posso procedere a tappe, rimuovendo prima la parte superficiale. Ma se per arrivare in fondo serve l'anestesia e lei non la vuole, preferisco rinviare piuttosto che lasciare carie sotto il materiale.
Dipende dal dente e dal bambino. Su carie piccole e superficiali si lavora spesso senza, con tempi brevi e spiegando ogni passaggio. Quando la lesione è profonda la scelta cambia, e la decisione si prende in visita con i genitori presenti.
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