Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Dipende da quanto è profonda la carie. Su una macchia iniziale nello smalto spesso non serve, perché lo smalto non ha terminazioni nervose. Quando la carie è arrivata nella dentina, e tanto più se è vicina al nervo, l'anestesia locale la propongo quasi sempre. Lavorare su un dente che reagisce a ogni passaggio non conviene né a lei né a me.
La decisione nasce da quello che vedo in visita e da quello che mi racconta. Se la carie è una zona opaca limitata allo smalto, e lei non sente nulla né col freddo né masticando, spesso si lavora senza anestesia. Il tessuto che tolgo lì non ha nervi. Glielo dico prima, e se durante la seduta si sente qualcosa ci si ferma e si anestetizza.
Se invece la carie ha superato lo smalto, la dentina sotto è sensibile. Il dente reagisce all'aria, al freddo dello spray, alla vibrazione. In quel caso l'anestesia è ciò che mi permette di togliere tutto il tessuto malato con calma, senza che lei stringa i denti e senza che io corra. La fretta, su una carie profonda, è il modo più rapido per sbagliare la profondità.
Ci sono poi casi in cui rimando. Se ha una condizione medica che richiede un chiarimento, o prende farmaci su cui voglio vederci chiaro, preferisco fare una seduta di valutazione, parlarne ed eventualmente sentire chi la segue, prima di infiltrare qualsiasi cosa.
Prima di tutto chiedo: farmaci che prende, allergie note, reazioni avute ad anestesie passate, anche con altri colleghi. È la parte che conta più dell'iniezione in sé. Poi asciugo la gengiva e, se serve, metto un anestetico in gel per qualche istante sul punto dove entrerà l'ago.
L'iniezione la faccio lenta. Il bruciore che molti ricordano dipende quasi sempre dalla velocità con cui il liquido entra nei tessuti, non dall'ago in sé. Su un dente dell'arcata superiore deposito la soluzione sopra la radice, dal lato esterno della gengiva: fa effetto in un paio di minuti e interessa anche i denti vicini.
Sui molari inferiori spesso serve raggiungere il nervo più indietro, nella zona dietro l'ultimo molare. Lì si addormentano anche metà labbro e la lingua di quel lato, e ci vogliono qualche minuto in più. Prima di toccare il dente provo: freddo, un po' di pressione, un passaggio leggero. Se qualcosa si sente ancora, aggiungo. Non inizio a scavare per vedere cosa succede.
Capita, e non significa che lei sia un caso strano. Il motivo più frequente è l'infiammazione. Un dente con il nervo già molto irritato, quello che le ha tenuto sveglia la notte, risponde all'anestesia peggio di un dente tranquillo: il tessuto infiammato cambia e il farmaco fa meno presa.
Il secondo motivo è l'anatomia. La posizione del nervo varia da persona a persona, e sui molari inferiori questa variabilità è maggiore. Il terzo è semplicemente il tempo: a volte servono altri minuti prima di iniziare.
Quando non prende, le strade ci sono. Posso cambiare punto di infiltrazione, aggiungere un deposito dal lato interno, o anestetizzare attraverso il legamento intorno al dente. In un dente già aperto si può lavorare dall'interno della camera. Me lo dica subito, non resista fino a metà seduta: se sente, lo voglio sapere.
L'effetto sui tessuti molli dura più di quanto serva al lavoro: due o tre ore, a volte di più dopo un'anestesia sui molari inferiori. Labbro e lingua danno la sensazione di essere gonfi, ma il volume non è cambiato. In quelle ore eviti i cibi caldi e mastichi dall'altro lato. I morsi accidentali su labbro e guancia sono la seccatura più comune, e nei bambini sono la regola se nessuno li avvisa.
Un indolenzimento nel punto dell'iniezione per un giorno o due è normale, soprattutto dietro l'ultimo molare inferiore. Il dente curato, invece, può restare sensibile al freddo per qualche settimana: è una cosa diversa, riguarda la profondità della carie e non l'anestesia. Di quel tipo di dente parlo in «Carie profonda: prima si prova a tenere vivo il nervo».
È una paura frequente e non la tratto come un capriccio. Quello che posso fare nel mio studio è concreto: dirle in anticipo ogni passaggio, usare il gel prima, iniettare lentamente, concordare un segno con la mano per fermarmi in qualsiasi momento. Molte persone mi dicono di non essersi accorte dell'ingresso dell'ago. Non glielo anticipo come promessa: le dico solo che mi fermo quando lo chiede.
Io lavoro con l'anestesia locale e niente altro. Se la paura è tale da rendere difficile anche una visita, glielo dico con chiarezza e le propongo una valutazione con il collega giusto, invece di insistere su una strada che non funziona. Prima di arrivare a quello, però, vale la pena provare una seduta senza manovre, solo per guardare e parlare: trova come la organizzo in «Se ha paura, la prima visita si può fare diversamente».
A volte chi cerca informazioni sull'anestesia sta in realtà chiedendo un'altra cosa: se quel dente si curerà in una seduta o se finirà in una devitalizzazione. Sono domande diverse. L'anestesia serve a lavorare bene, non cambia il destino del dente.
E c'è un caso in cui la rimando: quando il dente fa male ma non c'è ancora una diagnosi. Addormentare per guardare dentro è il modo più semplice per perdere l'informazione più utile, cioè come reagisce quel dente al freddo, al caldo e alla percussione. Prima si capisce quale dente è e in che condizione sta il nervo. Poi si anestetizza e si lavora. Quale dei due si fa oggi, lo si decide in visita.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Sì, e su carie superficiali spesso funziona. Si parte, e se sente qualcosa ci si ferma e si anestetizza. Quello che non accetto è andare avanti mentre lei stringe i denti: su una carie profonda mi serve precisione, e un dente che reagisce me la toglie.
In genere due o tre ore sui tessuti molli, qualcosa in più per i molari inferiori. Il dente si risveglia prima della gengiva e del labbro. In quelle ore mastichi dall'altro lato ed eviti bevande molto calde.
Di solito non è una caratteristica sua, ma della situazione. Un nervo molto infiammato risponde peggio, e sui molari inferiori la posizione del nervo varia. Si cambia punto di infiltrazione o si usa una via diversa. Me lo dica all'inizio, così imposto la seduta di conseguenza.
Sì. L'anestesia locale addormenta una zona della bocca, non altera la lucidità né i riflessi. L'unica accortezza riguarda il mangiare e il bere finché il labbro resta insensibile.
Un indolenzimento di uno o due giorni dove è entrato l'ago è comune, soprattutto dietro l'ultimo molare inferiore. Se invece compare un gonfiore che aumenta, o difficoltà ad aprire la bocca, mi chiami e la rivedo.
Nella grande maggioranza dei casi sì, con le scelte adeguate. Ma voglio sapere già in visita quali farmaci prende e chi la segue. Se ho dubbi, preferisco un chiarimento con il suo medico e rinviare la seduta operativa di qualche giorno.
Dipende da cosa trovo sotto. Se c'è carie nella dentina, sì. Se si tratta solo di rifinire un margine, spesso no. Lo capisco quando la vecchia otturazione è stata rimossa, e glielo dico in quel momento.
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