Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Un'otturazione che fa male non è un solo problema. Cambia tutto in base al tipo di male: una fitta secca quando chiudo i denti è una cosa, una sensibilità che va e viene al freddo un'altra, un dolore che pulsa di notte un'altra ancora. In visita parto da lì, perché da quel racconto dipende cosa si fa.
La fitta che arriva solo quando mordo, netta, e sparisce appena apro, di solito parla del morso o di una crepa. Il dente lavora su un punto che prima non c'era e il legamento che lo tiene si infiamma. È il caso più frequente nei primi giorni dopo un'otturazione nuova, e anche quello che si risolve più in fretta.
La sensibilità al freddo che parte veloce e finisce subito dopo aver tolto lo stimolo è un'altra cosa. Vuol dire che il nervo è vivo e un po' irritato, cosa che accade quando la carie era vicina. Se nelle settimane diminuisce, il dente sta tornando tranquillo. Se aumenta, o se il freddo lascia una coda di dolore lunga, il quadro cambia.
Il dolore che arriva da solo, senza che io faccia niente, che pulsa, che si fa sentire la notte o quando mi corico, è il più importante da raccontare. Lì il nervo è sotto pressione e non si calma più da sé. Nello stesso gruppo metto il dolore al caldo che si placa tenendo in bocca acqua fredda.
Nelle prime ore conta anche la gengiva. L'anestesia, il divaricamento, il filo passato per isolare il dente lasciano un fastidio che non viene dal dente ma da intorno. Nei primi giorni un dente appena otturato può essere sensibile al freddo e alla pressione. Se giorno dopo giorno il fastidio scende, la strada è quella giusta.
Se dopo due o tre settimane il male è uguale o peggiore, qualcosa va rivisto. Le ipotesi più comuni sono due: un contatto troppo alto, di cui ho scritto in «Dopo l'otturazione il morso non torna come prima», oppure un nervo che non ha retto la cura. Non serve aspettare altri mesi per capirlo, una visita breve mette in fila le due cose.
Se invece l'otturazione è vecchia di anni e ha iniziato a far male solo adesso, il discorso è diverso. Può essersi aperto un bordo, con la carie che riprende a lavorare sotto il materiale, oppure una parete del dente può avere una crepa. Di questa situazione parlo in «Quando la carie cresce sotto un'otturazione che sembra a posto».
Comincio dal racconto: quando fa male, per quanto tempo, con cosa. Poi faccio chiudere i denti su una carta sottile che segna i punti di contatto, e faccio mordere su un piccolo rullo. Serve a capire se il dolore riguarda tutto il dente o una cuspide sola, perché le due cose portano a lavori diversi.
Provo il freddo su quel dente e su quelli vicini, perché capita che il dolore nasca altrove e si senta nel dente otturato. Picchietto leggero per vedere se risponde il legamento. La radiografia mi dice quanto è profonda l'otturazione, se sotto si vede una zona scura e come sta l'osso alla punta della radice.
Controllo i bordi con una sonda e passo il filo. Se il filo si sfilaccia sempre nello stesso punto, lì il materiale non chiude bene e la gengiva in mezzo resta infiammata. Anche questo dà un male sordo, difficile da localizzare, che la persona attribuisce all'otturazione.
Se il problema è il contatto, si ritocca. Sono pochi minuti, senza bisogno di anestesia, e il cambiamento si sente nelle ore successive. A volte serve un secondo controllo dopo qualche giorno: quando il legamento si sgonfia il morso si riassesta e può comparire un altro punto da alleggerire.
Se l'otturazione non chiude più o è troppo grande per quel dente, la rimuovo, pulisco e ricostruisco. Quando il dente è rimasto con pareti sottili, un'otturazione nuova non lo tiene insieme: in quei casi preferisco un intarsio, che abbraccia il dente e distribuisce il carico della masticazione.
Se i test dicono che il nervo non torna indietro, si devitalizza. Non è una sconfitta, è il modo di tenere un dente che altrimenti andrebbe perso. Arrivo a questo passaggio quando il dolore è spontaneo, notturno, oppure continua dopo che il morso è stato sistemato. Non al primo fastidio.
Fino alla visita mastichi dall'altro lato e lasci quel dente in pace. Eviti ghiaccio e bevande molto fredde su quella zona. Se usa un antidolorifico che ha già preso altre volte, lo prenda come indicato nella confezione e me lo dica in visita: sapere se le fa effetto oppure no è un'informazione che mi serve.
Mi chiami prima se compare gonfiore sulla guancia o sulla gengiva, se il dente diventa dolente al solo sfiorarlo con la lingua, se fa fatica ad aprire la bocca o se arriva la febbre. In quei casi non è più una questione di morso e il tempo conta.
Non conviene rifare la stessa otturazione una terza volta sperando che il dolore passi, se nessuno ha controllato il morso e la vitalità del nervo. A ogni passaggio si consuma dente. Prima si capisce da dove viene il male, poi si scelgono i lavori.
Non conviene nemmeno devitalizzare un dente che ha soltanto un contatto alto: si rinuncia a un nervo sano e il fastidio resta uguale. E se il dente è fratturato in profondità sotto la gengiva, o ne è rimasto troppo poco per appoggiarci sopra qualcosa, il discorso esce dalla conservativa e serve una valutazione con il collega giusto. Anche questo si vede in visita, non prima.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Qualche giorno di sensibilità al freddo e alla pressione rientra nelle cose attese, con un andamento che scende via. Se dopo due settimane il dolore è identico, oppure peggiora, conviene farlo vedere senza aspettare altro tempo.
Di solito è il segnale meno preoccupante. Il più delle volte è un contatto troppo alto da ritoccare, e si risolve in una seduta breve. Se però la fitta è acuta e sempre nello stesso punto di una cuspide, controllo anche che non ci sia una crepa.
Il dolore spontaneo e notturno indica un nervo infiammato che difficilmente si calma da solo. In questi casi il trattamento canalare è la via che permette di tenere il dente. La decisione la prendo in visita, dopo i test e la radiografia.
Sì. Può essersi aperto un bordo e la carie riprende a lavorare sotto, oppure il materiale si è crepato insieme al dente. Spesso dall'esterno non si vede nulla e serve una radiografia per capire cosa sta accadendo sotto l'otturazione.
Succede quando il dolore non veniva dal materiale ma dal nervo o dal morso. Rifarla ha aggiunto una lavorazione sul dente senza toccare la causa. Si torna indietro di un passo: test di vitalità, controllo del morso, radiografia, e poi si decide.
Non è una cosa che decido su un racconto al telefono, e nella maggior parte dei dolori legati a un'otturazione non serve. Va valutato quando c'è gonfiore o un'infezione in corso. Anche in quel caso accompagna la cura del dente, non la sostituisce.
È possibile e capita spesso. Il dolore dentale si irradia e il dente colpevole può essere quello accanto, che nessuno ha toccato. Per questo in visita provo sempre anche i denti vicini, prima di mettere mano a quello otturato.
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