Quel dolore che non passa con l'antidolorifico
Dolore spontaneo, che arriva di notte e non si calma: di solito è la polpa del dente infiammata. Cosa succede e cosa si fa, a Montecatini Terme.
Endodonzia
Sono la stessa cosa. «Devitalizzazione» è il nome che si usa parlando, «cura canalare» o «terapia endodontica» è il nome che trova scritto sui referti. Il lavoro è uno: si toglie la polpa dall'interno del dente, si pulisce lo spazio dei canali, si richiude. Le differenze vere sono altre, e sono quelle di cui vale la pena parlare in visita.
Quando mi chiedono la differenza, quasi sempre dietro c'è un timore preciso: che il dentista abbia proposto due cose diverse, una più leggera e una più pesante. Non è così. Cura canalare, terapia canalare, terapia endodontica e devitalizzazione indicano lo stesso trattamento. Cambia la parola, non quello che si fa sul dente.
Il motivo è che una parola guarda al risultato e l'altra al lavoro. Devitalizzare significa che dentro quel dente non resterà più polpa viva. Cura canalare significa che il lavoro si svolge nei canali della radice, dove la polpa passa. Due punti di vista sulla stessa seduta.
In studio uso di solito «devitalizzazione» perché è la parola con cui le persone arrivano. Sul referto e sulla cartella scrivo «terapia endodontica», che è il termine corretto. Se le capita di leggerla, non pensi a un trattamento diverso da quello di cui abbiamo parlato a voce.
Esistono trattamenti che davvero sono diversi, e che spesso vengono confusi con la devitalizzazione. Il primo è l'otturazione profonda: la carie è vicina al nervo, ma il nervo è ancora sano e si prova a lasciarlo vivo, proteggendolo e richiudendo il dente. Nessuno entra nei canali. È un altro trattamento, con un altro decorso.
Il secondo è il ritrattamento. Qui il dente è già stato devitalizzato anni prima e il problema è tornato: si riaprono i vecchi canali, si rimuove il materiale che c'era, si ripulisce. Il nome assomiglia, ma il lavoro è più lungo e la decisione si prende con criteri diversi.
Il terzo malinteso riguarda ciò che viene dopo. Perno, intarsio, corona non fanno parte della devitalizzazione: servono a ricostruire il dente e a tenerlo insieme quando è rimasto poco. Se le hanno elencati insieme, non è un doppione, sono passi successivi dello stesso percorso. I passaggi seduta per seduta li ho descritti in «Devitalizzare un dente, passo per passo».
La domanda utile non è come si chiama il trattamento, ma se quel dente ne ha bisogno. Quindi ascolto il sintomo: dolore che arriva da solo, di notte, che dura anche dopo aver bevuto freddo, oppure un fastidio sordo quando mastico. Poi provo il dente col freddo e con la percussione, e lo confronto con i vicini.
Guardo quanto dente c'è ancora. Se la carie ha mangiato una parete, se c'è una vecchia otturazione che si muove, se il bordo scende sotto la gengiva. Questo non cambia il nome del trattamento, cambia cosa ci metteremo sopra dopo e se il dente regge la ricostruzione.
Infine la lastra. Serve a vedere quanto la carie si è avvicinata al nervo, com'è fatta la radice e se all'apice c'è un'area scura. Molte volte la lastra dice che si può ancora tentare la strada conservativa, e allora la devitalizzazione aspetta.
Non devitalizzo un dente solo perché è sensibile. Il freddo che punge e passa in un attimo, su più denti, di solito racconta altro: smalto consumato, colletti scoperti, un'abitudine a stringere. Lì si lavora sulla causa, non sui canali.
Non la faccio nemmeno quando il dente non si può ricostruire. Se la radice è fratturata nel senso lungo, se sopra la gengiva non resta abbastanza struttura, se il dente è mobile per un problema dei tessuti che lo tengono, pulire i canali non risolve nulla. In quei casi lo dico chiaramente e, se serve, la indirizzo a una valutazione con il collega giusto.
Ci sono poi i casi in cui si può solo aspettare e rivedere. Un dente appena ricostruito che risponde ancora al freddo in modo ordinato merita qualche settimana di osservazione prima di decidere. Ho raccolto i criteri che uso in «Quando un dente va devitalizzato davvero».
Capita che una persona arrivi con due fogli in mano, uno con scritto «devitalizzazione» e uno con scritto «terapia canalare», convinta di avere due proposte in disaccordo. Nove volte su dieci le proposte coincidono. Quello su cui invece può esserci una differenza reale è il dopo: chi ricostruisce con un'otturazione e chi preferisce proteggere il dente in modo più stabile.
Quando vuole capire, porti le lastre e i fogli che ha. Guardiamo insieme il dente sullo schermo e le mostro dove la polpa è coinvolta e dove no. È una conversazione che si fa in pochi minuti e che di solito toglie più dubbi di qualsiasi spiegazione a parole.
La decisione si prende in visita, sul suo dente, non su una definizione. Io metto sul tavolo due o tre strade possibili, dico cosa mi aspetto da ognuna e quali segnali mi farebbero cambiare idea. Poi sceglie lei, con le informazioni davanti.
Nel mio studio a Montecatini Terme lavoro quasi sempre con questo ordine: prima si prova a tenere il dente vivo, se non si può si fa la devitalizzazione, poi si pensa a come tenerlo insieme nel tempo. Il nome che daremo al trattamento è l'ultima delle cose importanti.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No, sono lo stesso trattamento con due nomi. Devitalizzazione guarda al risultato, cura canalare al lavoro nei canali della radice. Se le sono state proposte entrambe, non le farà due volte.
È il termine corretto per la stessa cosa. Endodonzia significa «dentro il dente». Lo trova scritto così su cartelle e referti, mentre a voce si dice devitalizzazione. Il trattamento non cambia.
Non esiste una versione più leggera dell'altra, perché è lo stesso trattamento. Quello che esiste è una strada diversa prima: in alcuni casi si può provare a lasciare vivo il nervo con un'otturazione profonda. Si valuta sul singolo dente.
Non ha più polpa viva al suo interno, ma resta nel suo osso, con la sua radice e la sua funzione nel morso. Molti denti trattati così masticano regolarmente per molti anni, se vengono ricostruiti bene e controllati.
Dipende dal dente, dal numero di canali e dallo stato in cui si trova. Alcuni si completano in una seduta, altri richiedono di tornare. Le dico quante prevedo prima di iniziare, e se cambia lo spiego.
Si può valutare quando il nervo risponde ancora in modo ordinato e la carie non lo ha raggiunto. Se invece la polpa è già compromessa, l'otturazione non tiene e il dolore torna. Lo capiamo in visita con i test e la lastra.
Non sempre. Dipende da quanto dente è rimasto e da che lavoro fa nel morso. Un dente con pareti integre può bastare una ricostruzione, uno molto indebolito ha bisogno di essere tenuto insieme. Si decide dopo aver visto cosa resta.
Da leggere anche
Dolore spontaneo, che arriva di notte e non si calma: di solito è la polpa del dente infiammata. Cosa succede e cosa si fa, a Montecatini Terme.
Gonfiore, dolore al morso, sapore cattivo: cosa sta succedendo davvero e in che ordine si affrontano le cose.
Cosa si fa in una devitalizzazione, quante sedute servono, cosa si sente e cosa succede dopo. Endodonzia a Montecatini Terme.