Quel dolore che non passa con l'antidolorifico
Dolore spontaneo, che arriva di notte e non si calma: di solito è la polpa del dente infiammata. Cosa succede e cosa si fa, a Montecatini Terme.
Endodonzia
Un incisivo superiore si devitalizza quando il nervo dentro la radice è morto o infiammato in modo non reversibile. Dietro c'è spesso un colpo preso anni prima, non una carie. Il canale è uno e l'accesso si apre dalla parte rivolta al palato, quindi davanti non resta nulla da vedere. La decisione la prendo in visita, con i test e una lastra.
Sui denti davanti di sopra la causa più frequente non è la carie, è un trauma. Una caduta da bambino, una gomitata giocando, il bordo di una piscina, un morso su qualcosa di duro. Il dente sul momento tiene, magari si scheggia appena, e la storia sembra chiusa lì. Il nervo dentro, però, può essere stato colpito e perdere vitalità nel giro di mesi o di anni.
L'altra causa che vedo è la carie che arriva dal punto di contatto fra i due incisivi, dove lo spazzolino non passa. Più raramente è una vecchia ricostruzione grande, rifatta più volte, che ha avvicinato il materiale al nervo. In tutti questi casi il dente ha una radice sola e un canale solo: la struttura è semplice, ma la parete è sottile.
Il segnale più comune è il colore. L'incisivo diventa più grigio o più giallo-ambra del vicino, e la differenza si nota con la luce del giorno. Succede perché il tessuto dentro la camera si è decomposto e ha pigmentato la dentina dall'interno. Un dente che cambia tinta da solo, senza essere mai stato otturato, è un dente da controllare.
A volte invece c'è dolore: fastidio a mordere, senso di dente più lungo, una fitta quando lo si tocca con la lingua. Oppure una pallina sulla gengiva sopra il dente, piccola, che va e viene e qualche volta butta fuori un liquido. Quella è la via di scarico di un'infezione che parte dalla punta della radice.
Capita anche il contrario, cioè nessun sintomo. Un incisivo può restare necrotico per anni senza farsi sentire. In quei casi lo scopro in visita, al test del freddo, quando quel dente non risponde e tutti gli altri sì.
Provo il freddo su quel dente e sui vicini, per confronto. Batto leggermente sul bordo con il manico di uno strumento: un dente con l'apice infiammato risponde in modo diverso. Palpo la gengiva sopra la radice, cercando gonfiore o un punto dolente. Chiedo se c'è stato un colpo, anche vecchio, anche da bambino: è un'informazione che cambia la lettura.
Poi faccio una lastra piccola di quella zona. Sull'incisivo cerco tre cose: l'ampiezza della camera del nervo, lo stato della punta della radice e la presenza di un'area più scura intorno all'apice. Guardo anche lunghezza e forma della radice, e se ci sono segni di riassorbimento, che nei denti traumatizzati compaiono più spesso.
L'accesso si apre dalla faccia palatale, quella rivolta verso la lingua. Davanti lo smalto non si tocca. Faccio l'anestesia, isolo il dente con una diga di gomma e apro la camera. Da lì entro nel canale, lo misuro, lo pulisco con strumenti sottili e lavaggi, e lo asciugo.
Su un incisivo molto spesso riesco a chiudere nella stessa seduta, perché il canale è uno e il percorso è diretto. Se trovo l'interno contaminato, o se c'è stato un ascesso, lascio un medicamento dentro e una chiusura provvisoria, e completo in un secondo appuntamento. Alla fine riempio il canale con guttaperca e cemento, e faccio una lastra di controllo.
Resta la ricostruzione. Su un incisivo con pareti ancora buone ricostruisco in composito dal palato e il dente torna a funzionare così. Se invece manca gran parte della struttura, o il bordo è già scheggiato, valutiamo insieme un restauro più coprente. Dei giorni successivi le ho scritto qui: «I giorni dopo il trattamento».
Una volta tolto il tessuto scuro dalla camera, parte del grigiore se ne va da solo. Non tutto. La dentina che si è pigmentata negli anni resta pigmentata, e su un dente davanti si vede. Per questo sul colore non anticipo nulla prima di aver pulito l'interno: prima si guarisce il dente, poi si guarda com'è venuto.
Se la tinta resta diversa dai vicini, le scelte si fanno con calma, a dente asciutto e stabile, non il giorno della devitalizzazione. Alcune strade riguardano il restauro, altre riguardano trattamenti che non eseguo io: in quel caso le dico che serve una valutazione con il collega giusto, invece di adattare quello che ho a disposizione.
Non conviene quando la radice è fratturata nel senso della lunghezza. Un incisivo spezzato in verticale non tiene la chiusura, e qualsiasi cosa ci si costruisca sopra cede. Lo stesso vale quando la frattura corre sotto la gengiva per troppi millimetri: non c'è abbastanza dente sano su cui appoggiare un restauro.
L'altra situazione sono i riassorbimenti estesi, dove la radice si è assottigliata dall'interno o dall'esterno fino a diventare una parete di carta. Qui devitalizzare non risolve, allunga solo l'attesa. E non conviene nemmeno su un dente già molto mobile per perdita di osso intorno: il problema non è il nervo. Se il dente è solo scheggiato e la radice è integra il discorso cambia, e lo trova in «Si è scheggiato un dente davanti».
Nel frattempo, se il dente fa male o la gengiva è gonfia non aspetti che passi: eviti di mordere cibi duri con quel dente e non metta calore sul viso, perché il gonfiore tende a crescere. Se invece il dente è solo cambiato di colore, la fretta non serve ma il controllo sì. Il mio studio è a Montecatini Terme, in Via Tripoli 22, telefono 0572 78502.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
No. Su un incisivo superiore entro dalla faccia rivolta al palato, quindi lo smalto che si vede quando sorride non viene aperto. Il foro di accesso lo chiudo con il composito e resta dietro, dove non si nota parlando.
No. Un incisivo ha un canale solo e si apre da dietro, quindi perde molta meno struttura di un molare. Se le pareti sono ancora solide ricostruisco in composito. La corona la propongo quando di dente ne è rimasto poco.
In parte. Togliendo il tessuto scuro dalla camera il grigiore si attenua, ma la dentina già pigmentata resta tale. Valuto il risultato a dente guarito e poi le dico cosa si può fare sul colore, senza anticipare nulla prima.
Spesso una, perché il canale è uno e il percorso è diretto. Se trovo l'interno infetto, o se c'è stato un ascesso, lascio un medicamento e chiudo il canale in una seconda seduta, a distanza di qualche giorno o settimana.
Sì, capita spesso. Un trauma può spegnere il nervo molto tempo dopo, in silenzio, senza che il dente si faccia sentire. Me lo dica anche se le sembra una storia vecchia: con la lastra e il test del freddo chiarisce il quadro.
Un incisivo con il nervo morto non guarisce da solo. L'infezione resta alla punta della radice e consuma osso senza farsi notare, finché non arriva un gonfiore. Più tardi si intervenga, meno dente sano si trova.
Sì. In visita faccio i test, una lastra della zona e le spiego cosa vedo e quali strade ci sono. Se il dente non si tiene glielo dico con l'immagine davanti, invece di iniziare un trattamento che non porta da nessuna parte.
Da leggere anche
Dolore spontaneo, che arriva di notte e non si calma: di solito è la polpa del dente infiammata. Cosa succede e cosa si fa, a Montecatini Terme.
Gonfiore, dolore al morso, sapore cattivo: cosa sta succedendo davvero e in che ordine si affrontano le cose.
Cosa si fa in una devitalizzazione, quante sedute servono, cosa si sente e cosa succede dopo. Endodonzia a Montecatini Terme.