Quel dolore che non passa con l'antidolorifico
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Endodonzia
Un dente devitalizzato e lasciato con la sola otturazione non è per forza un dente da rifare. Dipende da quanta parete sana è rimasta, da dove sta il dente e da come lei mastica. Alcuni reggono per anni senza dare noia. Altri si spezzano senza preavviso, e a quel punto decide la frattura. In visita si capisce in quale dei due gruppi sta.
Il problema di un devitalizzato non è che il nervo non c'è più. Il problema è quanto dente è stato portato via per arrivare ai canali, sommato a quello che la carie aveva già mangiato. Spesso resta un guscio con pareti sottili e una grossa otturazione in mezzo.
Quando lei stringe, la forza non scende dritta: tende ad aprire le cuspidi verso l'esterno. Se non c'è niente che le tenga insieme, prima o poi una cede. Il punto delicato è dove si ferma la crepa: se resta sopra la gengiva si rimedia, se scende lungo la radice il discorso cambia.
Non tutti i devitalizzati hanno bisogno di essere coperti. Un incisivo o un canino con un accesso piccolo, pareti integre e nessuna vecchia carie laterale può stare bene per molto tempo con una ricostruzione in composito fatta con cura. Lì il carico è più di taglio che di schiacciamento.
I molari e i premolari sono un'altra storia, soprattutto se hanno perso una o due pareti laterali. Peso anche altre cose: se lei digrigna di notte, se dall'altra parte c'è un dente naturale forte, se quel dente è l'ultimo della fila e prende tutto il carico.
Il più tipico è un dolore che arriva solo quando mastica su un punto preciso, e a volte quando rilascia il morso più che quando stringe. Non è il dolore sordo di un'infiammazione: è una fitta secca, breve, che si ripete sempre nello stesso modo.
Altri segnali: il filo interdentale che si sfilaccia sempre nello stesso punto, un bordo che si scheggia una seconda volta, una linea scura sottile su una cuspide, un gonfiore della gengiva localizzato in un punto solo. Se compare uno di questi, conviene farlo vedere senza aspettare che si rompa del tutto.
Prima guardo il dente da fuori e lo provo sotto carico, poi faccio una radiografia. Mi serve per vedere come sono stati chiusi i canali, se intorno alle radici l'osso è tranquillo e quanto dente c'è sotto il livello della gengiva.
La parte che conta davvero però si vede quando togliamo la vecchia otturazione. Solo allora si misura lo spessore delle pareti residue e si cercano le crepe con l'ingrandimento. A volte il dente sembra solido da fuori ed è vuoto dentro. Altre volte accade il contrario, e il lavoro da fare è meno di quello che pensavamo.
Tre strade, in ordine di invasività. Se le pareti sono buone, rifaccio la ricostruzione in composito e la rivediamo ai controlli. Se una o due pareti sono andate ma il resto del dente è sano, uso un restauro che copra le cuspidi senza limare tutto il perimetro. Se il dente è ridotto a poco più della camera, serve una corona.
Ne ho parlato più in dettaglio in [come si scelgono le due vie]«Il dente è devitalizzato: adesso serve la corona?». Qui aggiungo solo che la scelta si fa a cavità aperta, non prima: quello che decide è il dente che vedo, non l'etichetta «devitalizzato».
Se i canali risultano chiusi male o c'è un'infiammazione attiva, prima si sistema quello. Coprire un dente con un problema aperto dentro significa rifare il lavoro due volte; su questo c'è [la guida sul ritrattamento]«Il dente è già devitalizzato e fa di nuovo male».
Se la frattura è già scesa lungo la radice, nessun restauro la tiene insieme in modo affidabile. Lo stesso se del dente resta così poco che il restauro non trova un appoggio sano sopra la gengiva: si fa un lavoro che dura pochi mesi.
In quei casi glielo dico chiaramente e ragioniamo sulle alternative, anche fuori da quello che faccio io, con una valutazione del collega giusto. Preferisco dirle che quel dente non si tiene piuttosto che farle spendere tempo su una soluzione che so già fragile. La decisione, in ogni caso, la prendiamo insieme in visita, con la radiografia davanti.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Non posso dirlo senza vedere com'era quel dente allora. Su un incisivo con pareti integre la scelta può essere stata ragionevole. Quello che possiamo fare oggi è valutare come sta adesso, che è l'unico dato utile.
Non per forza un lavoro. Serve un controllo con radiografia, per vedere se le pareti si stanno assottigliando e se sotto l'otturazione è entrata carie. Se tutto è tranquillo si tiene monitorato e si rivede.
Sì, purché sia rimasto abbastanza dente sano sopra il bordo gengivale per darle appoggio. È proprio questo il motivo per cui conviene valutarlo prima che si rompa: dopo una frattura il dente residuo è sempre meno.
No. Spesso un incisivo devitalizzato si gestisce con una ricostruzione in composito, se l'accesso ai canali era piccolo e le pareti sono integre. Si valuta anche il colore, perché a volte il dente devitalizzato si scurisce.
Non sempre. Alcune fratture danno solo una fitta al morso che va e viene per mesi. Altre si manifestano con un gonfiore della gengiva. Un pezzo che si stacca del tutto è il caso più evidente, e anche il più tardivo.
No. Il perno serve a dare ancoraggio quando del dente resta poco, non a rinforzarlo. Se le pareti ci sono, non lo uso. La decisione si prende quando la vecchia otturazione è stata rimossa e si vede cosa c'è.
Eviti di masticare cose dure su quel lato, in particolare noci, ghiaccio e crosta di pane. Se usa un bite di notte, continui. Non sono soluzioni, servono solo a non peggiorare la situazione prima della visita.
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