GPGiovanni PinochiOdontoiatra · Montecatini Terme

Endodonzia

Cosa fa passare davvero un ascesso

Un ascesso passa quando si toglie la causa, non quando il gonfiore scende. Il gonfiore può ridursi da solo, o con un antibiotico, e sembra finita: quasi sempre non lo è. Nel mio studio la prima cosa è dare una via d'uscita all'infezione e capire da quale dente parte. Poi si decide se quel dente si tiene. La decisione si prende in visita.

Cosa lo fa passare davvero

Un ascesso è pus sotto pressione. Nasce quasi sempre dentro un dente, in un nervo morto o infetto, e da lì spinge verso l'osso e la gengiva. Finché quella camera resta chiusa e piena, il dolore continua e ritorna a ondate.

Le cose che lo fanno passare sono due, in questo ordine. Prima si scarica la pressione: apro il dente e lascio uscire quello che c'è dentro. Se la raccolta è già arrivata nella gengiva, apro anche da lì. Poi si bonifica il canale da cui parte tutto, in una o più sedute.

Se si fa solo la prima parte, il dolore scende in poche ore ma il problema resta sotto. Se si fa anche la seconda, l'osso attorno alla radice ha il tempo di riformarsi e l'ascesso non si ripresenta. È il passaggio che in genere permette di tenere il dente invece di toglierlo.

Cosa non basta, anche se sembra funzionare

L'antibiotico da solo abbassa la carica batterica e sgonfia. Non entra dentro il canale, perché lì non c'è più circolazione: il nervo è morto. Per questo molte persone mi raccontano lo stesso schema, cioè tre o quattro cicli negli anni, sempre sullo stesso dente, sempre con un ritorno dopo qualche settimana.

Sciacqui, collutori e impacchi caldi non risolvono niente. Il calore in particolare peggiora le cose, perché richiama sangue e allarga il gonfiore. Anche bucare o schiacciare la gengiva da soli è una cattiva idea: esce un po' di pus, l'apertura si richiude in un giorno e il dente resta infetto esattamente come prima.

Aspettare che passi da sé è la strada che fa perdere più dente. Il gonfiore se ne va, l'infezione scende lungo la radice e continua a consumare osso in silenzio. I denti che poi non riesco più a recuperare sono spesso quelli con tre o quattro episodi tollerati per anni.

Cosa guardo in visita

Prima cerco il dente responsabile, perché non sempre è quello che fa male. Picchietto piano sui denti della zona: quello interessato risponde in modo diverso dagli altri, con un dolore sordo e preciso. Controllo se è mobile, se la gengiva attorno è tesa, se c'è un punto che cede sotto il dito.

Poi guardo la lastra. Attorno alla punta della radice l'osso perso appare come un'area più scura, e dalla forma capisco da quanto tempo la storia è in corso. Vedo anche se il dente è già devitalizzato, se i canali sono stati riempiti fino in fondo, se c'è un perno o una vecchia corona di mezzo.

Infine conto quanto dente sano resta sopra la gengiva e quanta radice tiene ancora nell'osso. È questo, più del dolore, che mi dice se vale la pena di curarlo o se la strada è un'altra. Su come ragiono in quel passaggio ho scritto anche in «Questo dente si tiene o no».

Cosa si fa, giorno per giorno

In prima seduta, in anestesia, apro il dente e svuoto i canali dal contenuto infetto. Spesso il sollievo arriva già mentre sono lì, perché cade la pressione. Se la raccolta è nella gengiva, la apro anche dall'esterno. Metto una medicazione disinfettante dentro i canali e chiudo con un'otturazione provvisoria.

Nei giorni dopo il gonfiore si riassorbe e la masticazione torna possibile. Rivedo il dente a distanza di qualche giorno: controllo che non ci sia più secrezione, che alla percussione risponda come gli altri e che la gengiva sia tornata del suo colore. Se è tutto tranquillo, chiudo i canali in modo definitivo.

Resta l'ultimo pezzo, che è quello che si dimentica più spesso. Un dente che ha avuto un ascesso ed è stato devitalizzato è più fragile e va protetto, con un intarsio o una corona a seconda di quanto ne è rimasto. I passaggi della cura li ho descritti più nel dettaglio in «Come si cura un ascesso, e cosa serve per tenere il dente».

Nel frattempo

Fino alla visita può tenere la zona fresca dall'esterno, con qualcosa di freddo avvolto in un panno, per pochi minuti alla volta. Niente borsa dell'acqua calda e niente sciacqui bollenti. Dorma con la testa più alta: da sdraiato in piano la pressione aumenta e il dolore si sente di più.

Se ha un antidolorifico che tollera e che ha già usato, lo prenda come indicato sulla confezione. Mangi morbido e freddo, e mastichi dall'altro lato. Non vada a sondare il punto gonfio con la lingua o con uno stuzzicadenti.

Mi chiami lo stesso giorno se il gonfiore sale verso l'occhio o scende verso il collo, se fa fatica a deglutire o ad aprire la bocca, se compare la febbre. Queste situazioni non si gestiscono a casa e non si rinviano all'indomani.

Quando non conviene insistere

Ci sono denti su cui questa strada non regge. Se la radice è spaccata in verticale, l'infezione rientra da quella frattura qualunque cosa io faccia nei canali. Se l'osso perso è così esteso che il dente si muove, non ho più un appoggio su cui ricostruire. Se sopra la gengiva resta solo un bordo sottile, non c'è niente da cui ripartire.

In questi casi glielo dico chiaramente, anche quando ero partito con l'idea di tenere il dente. A volte lo capisco solo dopo l'apertura, perché certe fratture si vedono con l'ingrandimento e non sulla lastra. Preferisco fermarmi lì che impegnarla in un percorso che porterebbe allo stesso punto fra pochi mesi.

Quando la conclusione è che il dente va rimosso, io non me ne occupo. Le indico una valutazione con il collega giusto e resto il riferimento per le cure sugli altri denti. Quello che mi interessa è che la scelta sia fatta sapendo perché, non per stanchezza dopo l'ennesimo ciclo di antibiotico.

Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole perché un ascesso passi?

Dolore e pressione scendono in genere entro poche ore dal drenaggio, il gonfiore esterno in due o tre giorni. L'osso attorno alla radice si riforma molto più lentamente, nell'arco di mesi, e lo controllo con una lastra a distanza.

Posso farlo passare con il solo antibiotico?

Sgonfia e dà sollievo, ma non raggiunge l'interno del canale, dove stanno i batteri. Per questo l'ascesso tende a ripresentarsi. L'antibiotico ha senso come supporto in alcune situazioni, non al posto del trattamento del dente.

Conviene far scoppiare il gonfiore da soli?

No. L'apertura fatta a casa si richiude subito, non svuota la vera origine del problema e può portare altri batteri in un tessuto già infiammato. Il drenaggio, quando serve, lo faccio in studio e insieme al trattamento del dente.

Il gonfiore è sparito da solo: devo venire comunque?

Sì. Un ascesso che si sgonfia senza che nessuno abbia toccato il dente di solito ha trovato una via di scarico e continua a lavorare sotto. In questa fase spesso non si sente niente, e la lastra mostra l'osso già consumato.

Si può curare mentre il dente è ancora gonfio e dolente?

Sì, ed è quello che faccio di solito. L'anestesia funziona anche in quella fase, e aprire il dente è proprio ciò che toglie la pressione. Aspettare che si calmi prima di intervenire allunga solo i giorni difficili.

Come faccio a sapere che è passato per davvero?

Quando il dente non risponde più alla percussione, la gengiva è normale, i canali sono chiusi in modo definitivo e la lastra di controllo mostra l'osso riformato attorno alla radice. Prima di quel punto parlo di una guarigione in corso, non conclusa.

Dove riceve?

In Via Tripoli 22 a Montecatini Terme. Per un ascesso in corso conviene telefonare al 0572 78502 nella giornata stessa, così trovo lo spazio per vederla prima e, se serve, per intervenire subito.

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